L'anestesia



  
"Quando si risvegliò si ritrovò a guardare, da un piccolo spiraglio che era riuscito ad aprire a malapena tra le palpebre, un soffitto bianco. Davanti gli stava un telo blu mentre con la coda dell'occhio notò da un lato una donna in camice verde, cuffia e mascherina e dall'altro lato il suo braccio sinistro steso e incerottato e subito gli sovvenne del trapianto di cuore.       
   Aveva sofferto parecchi anni prima di decidersi ad accettare questa soluzione, poi un giorno, uno dei tanti di quella attesa piatta e senza tempo, una telefonata dall'ospedale: un incidente automobilistico sulla Oslo-Bergen aveva reso disponibile un organo compatibile per sua operazione. Ed adesso era lì, sveglio ed avvolto dal lieve brusio delle persone della sala e dal tintinnio dei ferri. Fece per parlare ma s'accorse solo ora di avere il tubo dell'ossigeno in gola.
" Bisturi! Udì all'improvviso e si sentì un crampo allo stomaco. Ma non potevano operarlo! Si disse. Era sveglio! Passarono pochi interminabili secondi, poi avvertì un dolore lancinante sullo sterno che si stendeva, come se un rigagnolo di acciaio fuso stesse colando sulla sua pelle. Non poteva muovere alcuna parte del corpo, eccetto gli occhi che iniziò a farli girare come una giostra. "Professore, disse la caposala, sta accelerando i battiti e la pressione sale ancora. C'è qualcosa che non va. Poi quando vide tutto quel roteare di orbite, lanciò un grido soffocato.
" E' sveglio, non tagli più". Infilò subito un ago nell'attacco del tubo della flebo e somministrò un'altra dose di anestetico. Lui si sentì come inghiottito da un buco, cercò d'aggrapparsi ad un pensiero, ma poi il nulla l'avvolse.

   

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