Oltre le colline



  
Sulla riva dorata del lago, Aldo, sebbene sentisse freddo, distese la stuoia a terra e vi si sedette sopra. Poi incrociò le gambe, raccolse le mani, chiuse gli occhi e iniziò la meditazione del crepuscolo. Ai bordi di un vicino canneto, gruppi di anatre, folaghe e aironi, alla ricerca di animaletti e di vegetali, sciabolavano l'acqua con i loro becchi. Ad un tratto il loro via vai fu interrotto da una volpe che balzando sugli uccelli ne azzannò uno al volo. Aldo neanche avvertì quel gran trambusto poiché aveva già intrapreso il suo viaggio. Si era infatti sistemato sul Mondo in corrispondenza dei ghiacci del Polo Nord e si stava ora lasciando trasportare dal pianeta lungo l'orbita intorno al Sole.
   Il suo lento respiro appariva in stridente contrasto con quella folle velocità e perciò tanto più rilassante. Quando fu il momento di abbandonare la Terra per passare all'altra fase della meditazione, non ci riuscì. Per quanto si sforzasse di puntare in direzione del buio infinito, il suo corpo tendeva invece a scendere in picchiata dirigendosi verso una regione che sembrava dovesse essere il Corno d'Africa.
   In pochi secondi egli si trovò ad aleggiare, da un’altezza di una decina di metri, proprio sulla pianura di Dirè. Essa era punteggiata da migliaia di arrangiate capanne di profughi dalle quali si alzavano i sottili e lenti fumi dei riti quotidiani. Si concentrò allora su una di esse e lì dentro, nella penombra, intravide Aisha. Era distesa su di un giaciglio e malgrado avesse dodici anni, il suo gracile fisico, il ventre gonfio e gli occhi immensi, ne declamavano meno della metà. Lo sguardo attonito fissava oltre il telo che copriva l'ingresso; da lì era uscita poco prima la madre in cerca di arbusti per far cuocere una manciata di miglio.
"Che vita è mai questa - pensò la bambina - ci sarà un mondo diverso oltre le distanti colline?". E Aisha desiderò in quel momento di rivedere suo padre, scomparso anni prima nella battaglia di Gondar. "Dai! Appari papà!" gridò con un gemito. "Ti prego, ritorna per un attimo da tua figlia" supplicò esausta. E Yasu si presentò. Dapprima con tratti sfuocati, poi la figura le si mostrò chiara.
   L'uomo, appese con lenti movimenti il Kalashnikov ad un gancio e si chinò sulla sua creatura per carezzarle il viso. "Grazie papino" mormorò mentre si assopiva. Dopo un po' riaprì gli occhi. Lui era ancora accovacciato lì davanti e le sorrideva con le sue simpatiche fossette. Sì, adesso poteva dormire anche a lungo. Aldo pianse. "Quando, finiremo mai di lottare l’un contro l’altro - si chiese - quando ci riconcilieremo con noi stessi?". Quindi cercò di portarsi ad alta quota, ma fu scombussolato da forti voci. "Zio, zio, svegliati". Era arrivato un ragazzino, tutto trafelato, che aveva iniziato a scuoterlo dalle spalle. "C'è al telefono Marina, è a San Diego, ti vuol fare gli auguri per il Duemila. Dice, che alla televisione, hanno detto proprio ora che le nazioni dell'Est hanno fatto la pace. Presto, vieni!".

 

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