La
quasi totalità dei fotoamatori e fotografi professionisti ha ormai optato per
le macchine digitali, derivanti da una delle rivoluzioni generate dall’era
informatica. Mentre il numero dei pixel presenti nei
fotorecettori è cresciuto esponenzialmente in questi ultimi anni non è azzardato predire che ci si potrà avvicinare, a breve, alla risolvenza
dei quasi 100 milioni di "pixel corrispondenti" formati dai granuli di
alogenuri d’argento presenti in una pellicola 24x36mm da 50 ASA di alta
qualita'.
Il supporto di celluloide
della tradizionale pellicola presenta diversi strati di emulsioni sovrapposte
che contengono annegati i tre o quattro colori fondamentali; i corrispondenti
alogenuri, dopo l'esposizione alla luce, si trasformano in particelle metalliche
che danno vita al soggetto fotografato, mentre quelli non toccati dal processo sono
portati via in fase di sviluppo.
Il fotosensore delle macchine fotografiche digitali simula la pellicola, pero’ da una stampa ricavata da pellicola si ha l'impressione di maggiore rilievo e plasticita' dovuto al posizionamento randomico, cioè casuale, degli alogenuri - e alla loro variabile dimensione - rispetto al geometrico inquadramento (rotondo o esagonale) dei pixel nel fotorecettore; si possono pero' citare qui di seguito gli indubbi vantaggi che hanno reso la tecnica digitale vincente, confortati anche dai continui progressi su cio' che concerne le aberrazioni cromatiche, il "rumore" o altri inconvenienti:
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Una stampa 18x24cm da un file di 6 milioni di pixel – per quanto oggi si preferisca sempre di piu’ vedere le foto su un monitor – raggiunge la stessa qualita’ che deriva da un procedimento tradizionale;
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Con il digitale si ha un controllo immediato del risultato, velocita’ di esecuzione e possibilita’ di ritocchi sul PC anche se esistono, a tal riguardo, dei software di protezione sulla manipolazione; |
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Il piano del fotosensore - con tecnologia CCD o CMOS (Complementary Metal Oxide Semiconductor) - nella maggior parte degli apparecchi è a tenuta stagna;
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Un fotosensore è molto piu' sensibile a parita' di ASA di una pellicola; nel digitale, per simulare un valore ASA piu' alto, viene applicata al fotodiodo una maggiore tensione di corrente;
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Riduzione dell’inquinamento: i bagni fotografici, si sa, generano una pletora di residui, che devono poi essere smaltiti e stoccati;
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Riduzione dei costi nel settore dell’informazione e scambio dei file sulla rete. |
La tendenza attuale - per tutti e tre i settori - consumer, prosumer e professionale
– e’ quella di creare un ibrido: una macchina fotografica/telecamera
digitale, soluzione resa possibile sia dalla disponibilita' di memorie sempre piu'
ampie che sono necessarie per tali riprese - 15 minuti di filmato 640x480 a 30
fotogrammi al secondo occupano 1 gigabyte di memoria - sia da processori sempre
piu' veloci.
Per il mercato consumer il design dovrebbe tener conto delle
dimensioni: una piccola macchina si porta sempre in tasca, un'altra che ha
l'aspetto di una reflex tradizionale verra' portata dall'utilizzatore solo nel
tempo libero.
La tecnologia digitale più diffusa consente
ad ogni fotodiodo del CCD o del CMOS di vedere un solo colore, a secondo del CFA
(Colour Filter Array), cioè il filtro di colore posto su di esso che può
essere uno della tripletta rosso/verde/blu. I
milioni di fotodiodi di un fotosensore saranno suddivisi tra le tre fasce di differenti colori e posizionati sul supporto a macchia di
leopardo. Il processore interno della macchina che elabora l'immagine, fa poi
un'interpolazione dei tre colori di base assorbiti dai fotodiodi circostanti
per calcolare quindi un'unica sfumatura di colore a 24-bit.
Una novità dirompente è però apparsa sul mercato nel febbraio
2002 per merito della Giapponese Sigma che, utilizzando un rivoluzionario
fotosensore multistrato ideato dalla statunitense Foveon, ha prodotto la SD9,
aggiornata nell’ottobre 2003 con il modello SD10, poi con
la SD14 nel settembre 2006 e infine - si e’ in attesa della sua uscita a
febbraio/marzo 2010 - della SD15. La qualità
delle foto che si ottengono non ha pari, ed è simile a quella della fotografia
tradizionale.