Giovanni,
il dissoluto in attesa di giudizio
di e con Gianluca Di Lauro, drammaturgia e regia Marcela Serli
Tecnici audio e luci: Morena e Beppe Sordi
Assistente alla regia Caterina Simonelli
Milano, 2/5 luglio 2008.
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Gianluca nell'epilogo della sua
variegata ed intensa performance del 5
luglio 2008.
Photo by Bruno Castrovinci
Quando ho iniziato a lavorare sul mito di Don Giovanni cercavo qualcosa di urgente, di molto vicino a me che sentissi di poter portare in scena con un monologo, un personaggio di cui potessi condividere desideri e interrogativi: non ho perso molto tempo ed ho scelto lui. E' capitato anche a me di pensare che una volta piantata la bandiera non resta più niente da dire o da volere, che tutto il bello degli amori sta nell 'inizio. Non è facile. Da un lato me ne compiaccio, senz'altro mi trovo sincero, dall'altro temo che non mi fermerò mai per, infine, restare solo? Penso che l'uomo sia libertino e la donna anche, penso che a condannarli sia una morale bigotta. Viviamo in una società voyeurista, la gente viene ricattata con foto "compromettenti", la libertà sessuale è sanzionata dalla morale e si soffocano amori e passioni nel buio e nel dramma di una vita "sbagliata", penso a quanto si dice oggi della forma attuale di famiglia, che sta scoppiando ed è agonizzante, provo per un secondo, per scherzo, a cercare di liberarmi da questa struttura che a noi sembra naturale esistere per concludere che, semplicemente, non è naturale. Ho 32 anni, sono scapolo, diverse storie alle spalle e tante domande. Sono io un libertino? E' la mia condotta disdicevole? E se lo è, per chi lo è? Per Dio? Io credo in Dio? Si, in fondo sì, ci credo, al mio Dio, al quale lancio, quando la vita diventa troppo dura da sopportare da solo, le mie grida di dolore o di speranza. Insomma io uso Dio esattamente per ciò che gli uomini se lo sono inventato. Don Giovanni ama la scienza, la matematica, la geometria, la seduzione. Anch'io. Da questi pensieri e dall'incontro con Marcela è nato Giovanni. Giovanni vive sulla frontiera, è un borderliner; un ottimo interlocutore per chiunque voglia un confronto sui temi del rapporto tra tempo ed eternità, del confine tra identità ed alterità, della relazione tra i precetti cattolici e la laica affermazione della ragione e delle concezioni di amore, passione, seduzione, sessualità e libertà. (Testo di Gianluca Di Lauro)
***
Ho costruito questa storia dopo che Gianluca mi ha
chiamata proponendomi di lavorare sul Don Giovanni. Un mito troppo esteso nei
secoli per poterne parlare, per me che sono nata in questo di secolo e che sono
una donna? Invece no! studiandolo e lavorandoci sopra ho capito che è proprio
un personaggio che appartiene al mio mondo, alla mia vita, alla mia stessa
persona, a me. Due temi in particolare che ho sentito subito vicini: l’amare
spregiudicato e l'ateismo. Pensando a queste due tematiche non ho potuto fare a
meno di pensare all'attuale Papa e ai suoi pensieri sulla famiglia. Non ho
potuto fare a meno di pensare alla libertà sessuale, al tradimento,
all'inganno, alla fede, al decidere o non decidere da che parte stare... Così
è diventato fondamentale parlare di un possibile Don Giovanni di oggi. Oggi chi
è Don Giovanni? Ho tentato di rispondere a questa e ad altre domande, domande
che avevano sempre presente chi sono io rispetto a questo personaggio. Così ho
proposto a Gianluca una struttura e una serie di personaggi sui quali mi
interessava lavorare. Personaggi nei quali ci si possa riconoscere ma che
sappiano anche diventare epici e staccarsi da noi. Cercando disperatamente e
l'urgenza e l'attualità di queste tematiche, ho dovuto lavorare molto sui miei
desideri. Toccare i nostri veri desideri può essere tremendo ma è sicuramente
il luogo dove mi sono incontrata con Don Giovanni. Questa è la storia di un
Giovanni qualunque che un giorno, per una serie di motivi, diventa Don Giovanni.
Uno di noi che prima o poi è un Don Giovanni. E così che ho deciso di
costruire anche uno spazio adatto a un mattatore, a un domatore, a un torero, ma
anche uno spazio adatto a coloro che lo amano, a coloro che lo aspettano da
sempre. Un luogo dell'attesa. Giovanni è la metafora di una "possibilità" in caduta
libera. È voler far compiere i nostri desideri in un tempo e in un luogo
sbagliato. È essere "avanti" ma essere circondati da un presente
troppo indietro. (Testo di Marcela Serli)
Gianluca
e Marcela ringraziano la Cooperativa Edificatrice, Ferruccio Degradi,
Claudio Acerbi, Spazio Teatro 89,
Federico Ugliano, Luca Visciano, Maria Spazzi, Serena Sinigaglia, Atir, Lucia
Marconi e Mauro Bosio.
email info@aparteonline.it
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Gianluca: Uno, nessuno, centomila
Certe volte le cose non accadono per caso, ma perché ci si mette di mezzo la sintonia o forse la non dimostrata telepatia. Il Gianluca l’ho conosciuto di recente, questo giugno del 2008. E dire che abitava nello stesso condominio. Conoscevo di vista il padre un appassionato ed eccelso riproduttore di quadri famosi (La ragazza dall’orecchino di perla di Vermeer che tiene appeso – insieme a decine di “falsi” - alle pareti della sua abitazione ti smuove l’anima), e sapevo che aveva due figli. Uno, ingegnere. L’altro? Boh? Cosa facesse, m’era rimasto sempre sfumato, indefinito, e forse era giusto che Gianluca desse questa impressione: un attore non è definito, è plastico, malleabile; egli definisce sì i caratteri dei personaggi che interpreta, ma lui è “uno, nessuno, centomila”.
L’occasione di questo incontro è scaturita quando ho accennato al padre che stavo seguendo, per diletto, il secondo anno di una scuola di teatro; da lì ho saputo del Don Giovanni nel quale si sarebbe cimentato Gianluca. Il punto è, che anch’io, solo due settimane prima, avevo recitato, in Inglese, la parte di un altro Don Giovanni, cioè il Falstaff in “Le allegre comari di Windsor” di William Shakespeare.
Così sono andato a vederlo recitare ed ho capito – io teatrante da strapazzo - quanta strada dovrei ancora percorrere. Gianluca ha proposto cinque tipi di Don Giovanni, dallo 'zarro' di Quarto Oggiaro al classico e sofisticato tombeur des femmes del libretto che ha utilizzato Mozart nella sua opera. E Gianluca, il lungo ma variegato monologo, lo ha proposto con tale stipendio di energia e di intensa immedesimazione che dai panni che cambiava e sciorinava sul palcoscenico, fluttuavano i vapori del suo sudore. Riusciva – e qui emerge la sua professionalità – a balzare da uno stato parossistico di recitazione di un personaggio, al rilassato sproloquio di un altro. Penso che se Gianluca potesse portare questo suo lavoro anche in qualche teatro d’avanguardia di Londra, Madrid, Parigi o Berlino, sarebbe apprezzato anche lì. Però, a quel punto, ci sarebbe il problema della lingua. E per l’Inglese potrei dargli una mano.
Il prossimo spettacolo di Gianluca - SCIOPERO / BACK READINGS VOL I - sull'evoluzione di questa forma di protesta sociale dalle sue origini fino allo 'sciopero virtuale' dei nostri tempi - avrà luogo il 25/26 marzo 2010, ore 21.00 allo Spazio Teatro 89
con Gianluca Di Lauro e
Alessandro Girami
video e interviste Marco Lamera e Valerio Galbiati
regia Gianluca Di Lauro
Back Readings è un progetto basato sulle riletture di
giornali e documenti storici alla ricerca di luci ed ombre della storia
contemporanea, della nostra vita. Ogni capitolo un fil rouge differente.
Capitolo Uno: lo sciopero. Nel quale due attori
documentano l’evoluzione dello sciopero dalle sue origini fino ad oggi.
Note di regia
Questo spettacolo non è uno spettacolo. Manca la storia. Anche se di storia
si parla. E non è neanche una lettura, spesso si recita. Gli attori però
leggono anche. Ci sono dei video ma non è “video-art”. Non è una
rievocazione storica in costume. Assomiglia ad un documentario. Sì, un
documentario “live”, credo sia questo. Ha un tema chiaro: ricostruire la
storia dello sciopero in Italia. Perché? Per lo stesso motivo per cui
studiamo la storia: per cercare di capire il presente. Un presente nel quale
tutti e ovunque parlano della crisi, economica ma anche morale, del mondo e
del paese Italia. Un presente nel quale tutti si lamentano ma nessuno
protesta, in pochi scendono in piazza, in pochi scioperano, ma molti giurano
di non poterne più. C’è qualcosa che non va e non capiamo cosa. C’è
bisogno di mettere in pausa, riavvolgere velocemente il nastro, riguardare
tutto rapidamente e fare il punto della situazione. A questa esigenza possono
rispondere tutti, perché tutti possiamo accedere alla storia, che è nostra,
è di tutti. Tutti! Quindi anche degli attori, dei registi, i quali, mettendo
a disposizione quel che san fare possono rendere la ri-lettura più gradevole.
Hanno influenzato questa messa in scena: quelle due o tre
trasmissioni televisive che cercano sempre di censurare, quei bei documentari
che manda solo la televisione a pagamento, il fascino della carta di giornale,
la potenza della rete, il Quarto Stato, la paura di annoiare il pubblico, la
voglia di capire perché ci si ritrova tutti in piazza solo quando l’Italia
vince i mondiali di calcio. (Gianluca Di Lauro)
Di che si parla
Si possono rintracciare forme di sciopero fin dalla civiltà
dell'antico Egitto ma il moderno sciopero sembra essere stato inventato nel
1768 a Londra quando un gruppo di marinai, nel corso di una disputa salariale
con i proprietari dei mercantili, passò di nave in nave ad ammainare le vele.
4 settembre 1904: quattro minatori sardi perdono la vita durante
una rivolta operaia repressa dalle truppe inviate da Giolitti. Gli italiani,
in solidarietà alla tragedia dei minatori sardi sperimentano per la prima
volta lo sciopero generale e l’Italia intera si ferma per 4 giorni.
8 marzo 1943: nonostante il regime fascista avesse messo
fuorilegge lo sciopero, a Torino un gruppo minoritario di operai riesce a
fermare la produzione alla Fiat. La protesta si estende ad altre fabbriche del
nord e rappresenta uno dei primi atti della Resistenza.
1967-1970: il Movimento Studentesco e l’Autunno Caldo. La
stagione delle lotte e delle conquiste della classe operaia, gli scioperi, le
occupazioni, la solidarietà tra studenti ed operai, lo Statuto dei
lavoratori.
1970-1990: gli anni di piombo, gli scioperi selvaggi,
l’inasprimento del conflitto, le sconfitte sindacali dalla marcia dei
colletti bianchi del 1980 all’abolizione della scala mobile, lo sciopero
diventa difensivo.
Anni 2000: che fine ha fatto lo sciopero? Dall’incredibile
esperienza dello sciopero virtuale dei lavoratori IBM su Second Life alla
ancora più recente accezione di sciopero virtuale proposta nel 2009 dal
governo italiano per regolamentare le astensioni nel settore dei trasporti.
Fonti
Testi e pubblicazioni:
La
Costituzione Italiana;
Discorsi politici di G.Giolitti - Tipografia della Camera dei Deputati / Roma
1953-56;
Come fare lo sciopero con amore - C. Silva/R.Peynet - Ed. Rizzoli 1971;
Corso di Storia - Giardina/Sabbatucci/Vidotto - Ed. Laterza 1991;
Tutti o nessuno - C.Bermani - Shake Edizioni underground;
Un lavoro da ridere - aa.vv. - Ed. Feltrinelli 1991;
A che cosa serve il sindacato? - P. Ichino - Ed. Mondadori 2005;
I diritti sociali e del lavoro nella Costituzione italiana - a cura di
G.Casadio - Ediesse Roma 2006;
ROSSA Immagine e comunicazione del lavoro 1848-2006 - aa.vv. - SKIRA, Ediesse
Roma 2007.
Stampa
L’Unione Sarda - La Stampa – Lavoro, Settimanale della CGIL - Il
Corriere della Sera - La Repubblica - L’Unità.
Internet
reti-invisibili.net - wikipedia.it - liguria.cgil.it - pmli.it -
fondazionecipriani.it - fainotizia.it - governo.it -union-network.org -
pc-facile.com - ilDeposito.org.
Musiche
Stormy Six - The Beatles - Fabrizio De André - Led Zeppelin - E Zezi e gruppo
operaio.
Fotografie
Fondazione Lelio e Lisli Basso - Isocco, Roma;
Archivio Storico CGIL Roma;
Archivio Rassegna sindacale – Roma;
Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea – Roma;
Biblioteca Nazionale centrale Firenze;
Archivio Centrale dello stato ROMA.
Si ringraziano
I lavoratori e gli studenti intervistati, Lorena Arosio, Fabio Chiesa,
Arci Brenna
INGRESSO Euro 10 intero - Euro 5 ridotto
Prenotazioni 02.4091.4901 - www.spazioteatro89.org
More info www.aparte.it