Una missiva del 1915 ripropone la situazione
avvenuta di recente in Libia. Da Tawargha’, una località nell’entroterra libico, conquistata dagli insorti che hanno fatto crollare il
brutale regime di Muammar al-Ghaddafi.

Muammar al-Ghaddafi al
Summit UA del 2 febbraio 2009 di Addis Abeba come Presidente
dell’Unione Africana. Dall’otto settembre 2011 lo ricerca l’Interpol –
insieme al figlio Saif al-Islam e all’ex direttore dei Servizi Segreti libici,
Abdullah al-Senussi - su mandato di cattura emesso dalla Corte Internazionale
dell’Aia. Il Consiglio Nazionale Libico di Transizione ha invece posto
sull’ex Rais una taglia di 1,65 milioni di dollari. Foto di Jesse
Awalt.

Il dio Kukulkan secondo una raffigurazione Maya
Al sommo sacerdote Maya - che durante una cerimonia religiosa in onore del dio Kukulkan, azzardosamente previde, aizzato da narcotiche pozioni, la fine del Mondo a dicembre 2012 - non poteva andargli meglio. Se infatti un odierno commentatore politico si lasciasse prendere da tali mistiche suggestioni, si convincerebbe che i pròdromi dell’apocalisse sono già presenti. Per stare corti basterebbe citare solo due eventi: quello di coda, in corso, e cioè le rivoluzioni nei paesi arabi, non ancora estese – secondo l’inflessibile legge della democrazia dei vasi comunicanti instaurata da Internet con i suoi network sociali quali i blog, Twitter e Facebook - a tutte le altre nazioni del Mondo che versano nelle identiche condizioni politiche, e quello finale, cioè l’elezione, nel 2012, del prossimo presidente degli USA.
E in mezzo, ci potranno anche stare - la provvidenza non è mai parca in tali occasioni - altri imprevedibili eventi. Che so - tanto per buttarla sull’immaginario collettivo – l’inaspettato arrivo di un
asteroide dalla randomica traiettoria che si schianti su una zona desolata della Siberia o il verificarsi di un altro grande Tsunami nel Pacifico, occasioni queste per far capire ai singoli governi nazionali che oggi il destino di ogni paese è strettamente collegato a tutti gli altri e che il vero progresso nasce solo da una convinta cooperazione planetaria; oppure, per stare sull’ottimismo, il primo messaggio degli Alieni captato dal radiotelescopio di Arecibo, che ci farebbe meditare su quanto ancora, nell’era post-moderna, l’uomo persista nei suoi comportamenti disumani. Infine, per essere più concreti, la scoperta – da parte dell’imperitura sonda
Mars Rover - di acqua, con tracce di vita primaria, sul Pianeta Rosso.
Ma lasciamo da parte l’inverosimile per passare al titolo dell’articolo. Nel maggio del 1915, un ufficiale medico italiano,
Nicolò Larcan – di Capizzi, in provincia di Messina – scrive, da Tawargha’, una ridotta militare nell’entroterra libico, ad un suo caro amico, l’avvocato Nino Cardella, anch’egli ufficiale del Regio Esercito, che al momento si trova nel suddetto paese natio. Il
Nicolò gli descrive l’attesa della guarnigione - composta dal 1° Battaglione del 60° Reggimento Fanteria, stanziato in Libia - in previsione dell’attacco da parte dei gruppi della Resistenza autoctona. Data la sorprendente somiglianza storica con l’odierna riproposizione in campo di equipollenti attori – seppur con i dovuti distinguo - il testo merita di essere riportato integralmente:

“Taorga 5 Maggio 1915, Nino amabilissimo, t’‘o scritto diverse volte indirizzando a Giacomino, ma sin’ora non ‘o avuto vostra risposta. Voglio augurarmi che siate ottimi: io discreto. Mi trovo qui a Taorga a 50 km. di distanza da Misurata città, a 65 circa dal mare: la ridotta sorge in mezzo ad una immensa pianura, arida, squallida, deserta, in cui lo sguardo può spaziare all’interno e vedere nel lontano orizzonte qualcosa di azzurro che ti ricorda il mare: è una dolce illusione ottica che si prova nel guardare in lontananza: una delle tante illusioni che la terra africana offre a chi non vi è nato.
Da che abbiamo avuto vaghe notizie della disfatta subita dalla colonna Miani, confermataci ieri con radiotelegramma, ci siamo preparati l’animo a ricevere da un momento all’altro i ribelli che fra non molto qui a Taorga, prima di rivolgersi a Misurata, ripeteranno i fatti di Mizda, e di Sirte, massacrandoci tutti. Poiché noi siamo appena 400, e provvisti di sola fucileria, mentre loro, coordinati dalle bande disertate, sono provvisti di fucili ed artiglieria, e sono in numero considerevole: in tutto 4000 circa. Come sento dire dagli altri colleghi si stava molto meglio in tempo di guerra che ora in tempo di pace – ora che è una guerriglia continuata, in cui il nemico ci si presenta più forte, più baldanzoso che mai, e si è impadronito di camion, fucili, artiglieria, e viveri nostri. Sarà quel che sarà.
‘O scritto l’altro ieri alla mamma, allo zio, ai miei tutti, senza niente dire, o far travedere di tutto quello che pensavo in quel primo giorno. Ora sono relativamente tranquillo: ma
però non mi sento voglia né di scrivere, né di pensare: difatti stamane invio ai miei delle semplici cartoline illustrate. Curo i miei pochi ammalati, e poi mi aggiro fra i soldati che io sento di voler bene, e ai quali volentieri rivolgo la parola per dar qualche consiglio: assisto qualche volta alle loro istruzioni, ai giuochi, ai preparati per la difesa, che fanno attentamente, ma senza nessuna preoccupazione, ridendo quasi; da parecchi giorni non esco più a cavallo.
A sud ci sono delle bellissime oasi, fra le quali serpeggia un fiume, che poi va a perdersi nella palude pestilenziale: non ci si può andare, poiché vi abitano numerose cabile di arabi sulla cui fedeltà si sta poco sicuri. ‘O visto
però il fiume, nel tratto in cui uscendo dalle oasi si avvicina al nostro attendamento: è molto grande, e costituisce una rarità per questo suolo. Ti bacio con Giacomino e gli amici tutti affettuosamente, ricordandoti, ti prego, di salutarmi i parenti vostri. Sempre affezionatissimo
Nicolò.”

Omar Mukhtar tra i militari
che lo avevano catturato.
Alla fine, il tenente Larcan si salverà, perché la guarnigione riceve nello stesso mese l’ordine di abbandonare la ridotta e ripiegare su Misurata Marina. Dopo le numerose pesanti sconfitte, tra cui quella di Mizda, tutte le truppe italiane presenti nell’entroterra libico – poco equipaggiate e in numero inadeguato a causa del contemporaneo gravoso impegno dell’esercito sul fronte austriaco - verranno trasferite per sicurezza sui pochi punti ancora presidiati sulla costa. Gli occupanti Italiani riusciranno a sedare gli ultimi focolai della guerriglia libica in Cirenaica solo nel 1931, quando l’11 settembre viene catturato e poi impiccato, l’eroe della Resistenza, Omar Al-Mukhtar.
Libia 1933: Carabiniere accompagnato da uno Zaptiè, nel territorio di Ghars Garabul, sulla costa est di Tripoli, durante una perlustrazione di routine.
Ora, lo scorso 13 agosto, i pronipoti di quei patrioti libici hanno conquistato, nel corso della loro fulminea marcia verso Tripoli, anche
Tawargha’, che era stata fedele in blocco al Rais di Tripoli e dalla quale venivano lanciati, a casaccio, sulla già martoriata Misurata, centinaia di micidiali salve di missili Grad. Il comandante degli insorti dopo l’ingresso in città, per ritorsione, ha quindi dato l’ordine perentorio di evacuazione entro un mese – senza farvi più ritorno - a tutti i 10mila abitanti, moltissimi dei quali di pelle scura, in quanto discendenti di schiavi, e quindi assimilati tout-court ai mercenari. Oggi
Tawargha’ è una città
fantasma, saccheggiata e con numerosi negozi dati alle fiamme, scena che contrasta con il piccolo
paradiso in terra (ma che aveva fatto di Misurata un inferno in terra) che sembrava prima del conflitto.
Questo rancore verso la popolazione di colore si spiega appunto con il fatto che le forze governative si sono avvalse, sin dalle prime proteste contro il regime, di due tipi di truppe mercenarie: una consistente schiera di Murtaziqa (dal verbo arabo irtazaqa: guadagnarsi da vivere), truppe assoldate a mille dollari al giorno dal confinante Ciad e da altri paesi centro-africani, che venivano mandate in avanscoperta prima dei rastrellamenti; e di cecchini, i Ghannasa (dal verbo arabo Ightanasa: dare la caccia), provenienti dai paesi dell’Est Europa e a Tripoli gli insorti ne hanno
catturato ben 17, di nazionalità ucraina, che ora attendono in carcere di essere processati.
I cecchini utilizzavano
carabine di precisione Truvelo,
di produzione sudafricana, che hanno una gittata utile fino a tre km
distanza.
Per inciso, dei mercenari erano stati utilizzati anche dal regime fascista durante la conquista coloniale della Libia; venivano chiamati Zaptiè (dal turco Zaptiye: polizia) e costituiti per lo più da Eritrei, e collaborazionisti libici, che venivano accorpati in battaglioni, come ausiliari dell’Arma dei Carabinieri. La conquista costò la vita a 40mila libici, di cui la maggior parte Beduini, su una popolazione di 800mila nativi.
Indubbiamente il percorso compiuto dagli insorti fino alla completa liberazione di Tripoli avvenuta tra il 21 e il 26 agosto – stiamo parlando di un’iniziale “Armata Brancaleone”, poi ben organizzatasi, ma che nei mesi precedenti aveva subito pesanti perdite - seppur ostacolato da mine anticarro e antiuomo disseminate a profusione dalle milizie governative in ritirata, non sarebbe stato
così rapido senza le incursioni degli aerei da caccia e degli elicotteri Apache della NATO. Infatti il suolo di questo teatro di guerra presenta miriadi di avvallamenti, contrafforti e canyon, in ognuno dei quali si potrebbe occultare un intero reggimento. Ci si rende conto di
ciò se si osservano le foto dal satellite disponibili su wikimapia o su Google Earth: digitando
Tawargha' si può distintamente vedere il piccolo fiume citato nella lettera.
La vittoriosa insurrezione libica - guidata da Mustafa Abdul Jalil, Presidente del CNLT, il Consiglio Nazionale Libico di Transizione - si può paragonare alla fase della nostra Resistenza contro il nazi-fascismo, seppur in Libia essa si sia manifestata in maniera più cruenta e diffusa su tutto il territorio nazionale: 30mila morti, tra civili e insorti, e 50mila feriti finora accertati (cui sono da aggiungere le perdite tra le truppe fedeli all’ex Rais) in confronto ai nostri 45mila partigiani caduti e ai 21mila invalidi e mutilati, ma su una popolazione italiana, nel 1945, di sette volte superiore a quella dell’attuale Libia.
L’attuale dirigenza politica del Consiglio Nazionale Libico di Transizione

Nella foto di Scanpix, da destra: Mahmud Jibril, capo del Governo di Transizione Libico, laureato nel 1975 all’Università del Cairo in scienze economiche e politiche con master in economia conseguito nel 1980 presso l’Università di Pittsburgh; Mustafa Abdul Jalil, presiede il Consiglio Nazionale Libico di Transizione, è stato ex Ministro della Giustizia nel 2007 ed è laureato in Legge e Diritto Islamico; Abdul Hafiz Ghoga, attuale Vice-Presidente e portavoce del CNLT, è stato ex Presidente dell’Associazione Avvocati di Bengasi ed è ritenuto l’astro nascente della nuova politica dei diritti umani in Libia.
Un rimpasto del Governo di Transizione sarà effettuato alla fine di settembre 2011 per includere i rappresentanti di tutte le 22 province della Libia. Ma Jalil è stato molto chiaro sulla composizione del nuovo governo che sarà comunque presieduto da Jibril: ha affermato che l'aver combattuto sul campo le milizie di Ghaddafi non sarà elemento sufficiente per far parte del nuovo governo, il quale invece necessita di figure altamente professionali per affrontare i gravosi compiti che lo attendono.
L’avvenuto crollo del regime di Ghaddafi darà di sicuro stabilità alle rivoluzioni in corso nei due confinanti paesi:
Tunisia e Egitto. In quest’ultimo paese, per esempio, frange del vecchio regime hanno di recente cercato di sviare l’attenzione dalle riforme e dalle fasi salienti del processo a Mubarak, organizzando l’assalto e il saccheggio dell’Ambasciata di Israele al Cairo. Certo, ci sono delle dispute in corso tra i due paesi, per esempio la recente fortuita uccisione di cinque guardie egiziane alla frontiera con Gaza, per i quali Israele non ha offerto soddisfacenti scuse, o il contratto di fornitura di gas egiziano concesso con il trattato di pace a un prezzo del tutto irrisorio, ma è chiaro che solo il prossimo governo democratico – e non l’attuale giunta militale provvisoria del Generale Tantawi - potrà avere l’autorevolezza necessaria per rinegoziare il trattato.
L’effetto Libia si estenderà anche ai regimi dell’area Medio Orientale, come quello del dittatore siriano Bashar al-Asad, ex-medico oftalmologo – ma sembra che sia lui da curare, in quanto è cieco davanti ad un Mondo che cambia velocemente – che ha scelto di emulare,
con il beneplacito della Russia di Putin, gli antichi discendenti della Siria: gli Assiri, i cui spietati guerrieri imposero per ben cinque secoli un feroce dominio dell’Impero su tutto l’attuale Medio Oriente. Ma questo effetto toccherà anche quei paesi – grandi o piccoli – che hanno nicchiato quando è stato il momento di appoggiare gli insorti con il loro voto all’ONU. Per esempio, è emerso da documenti ufficiali ritrovati dopo la liberazione di Tripoli che la Cina, che si era astenuta sull’intervento umanitario-militare della NATO, si era offerta a luglio – tramite una grossa industria cinese del settore militare - di vendere al regime libico in affanno, armi sofisticate tra le quali missili antiaerei, per un valore di $200mln, sebbene l’ONU avesse già imposto l’embargo economico e militare su quel paese.
Ha profondamente deluso anche il Sud Africa – il paese del grande Nelson Mandela che aveva lottato per decenni per i diritti civili – che ha capeggiato, nell’ambito dell’Unione Africana, il rifiuto al riconoscimento del CNLT. Ora, ci si può astenere dal commentare lo sproloquiante Hugo Chavez che non si è ancora reso conto che le odierne rivoluzioni dei Paesi Arabi hanno una matrice popolare, motivo per il quale egli persiste nell’incitare il Ghaddafi - ora fuggitivo (tiro a indovinare) tra le dune intorno a Sabha - a resistere, ma da un Sud Africa che aspira a punto di riferimento del Continente Nero, questa presa di posizione è incomprensibile e si rivelerà dannosa per il suo prestigio.
Da altri documenti ufficiali scoperti nella capitale libica liberata sono invece emersi precedenti accordi tra l’ex Rais e i servizi segreti britannici e statunitensi (in Italia abbiamo avuto il caso Abu Omar) sulle rendition – in questo caso, i libici catturati all’estero e sospettati di appartenere ad Al Qaida – che venivano consegnati alla Libia di Ghaddafi per essere “interrogati”. Paradigmatico il caso dell’attuale Capo del Consiglio Militare di Tripoli, Abdul Hakim Belhaj, “venduto” il 6 marzo 2004 in Thainlandia dall’MI6 britannico per essere poi rinchiuso fino al 2010 nel carcere di Abu Salim, situato alla periferia di Tripoli. Belhaj era subentrato alla carica di capo degli insorti dopo che era stato assassinato il 28 luglio 2011, in circostanze ancora non accertate, il precedente capo degli insorti, il generale Abdel Fattah Younis, ex-ministro dell’Interno e responsabile dei Servizi di Sicurezza di Ghaddafi, passato poi agli insorti il 22 febbraio di quest’anno. Sembra che la sorte di Younis sia stata segnata da voci di doppio gioco o dall’aver usato la mano pesante sul gruppo di insorti guidati dal 45enne Belhaj, il quale – quando era stato rilasciato da Abu Salim - si era ritirato a vita privata, per poi attivarsi subito dopo i primi moti di protesta contro il regime.
Ciò detto, la Libia non sembra correre il pericolo di diventare un covo di qaidisti
perché la massa d’urto di questa rivoluzione è costituita da giovani libici che hanno una buona istruzione.

Abdul Hakim Belhaj, attuale Capo dei servizi
di sicurezza di Tripoli, con in primo piano la
nuova bandiera della Libia che è uguale
a quella della monarchia senussita.
Il percorso democratico della Libia prevede tra otto mesi l’elezione di un’assemblea costituente formata da circa 200 membri rappresentativi di tutta la società libica, i quali redigeranno il nuovo tipo di Costituzione. Infine tra 20 mesi, all’inizio del 2013, si
terranno le elezioni presidenziali e legislative, con le operazioni di voto supervisionate dall’ONU. Nel frattempo la Libia sarà guidata dall’attuale CLNT, i cui attuali membri, non si potranno comunque candidare in questa prima consultazione.
Dall’otto settembre - c’è sempre un otto settembre per tutti i despoti - Ghaddafi è ricercato dall’Interpol su mandato di cattura emesso dalla Corte Internazionale dell’Aia insieme al figlio Saif al-Islam e all’ex capo dei servizi segreti libici, Abdullah al-Senussi. Inoltre, il CNLT, ha posto sull’ex Rais in fuga una taglia di $ 1,65mln per la sua cattura.
A questo punto, chiunque tirerebbe un sospiro di sollievo, come quando nei vecchi film arrivavano “i nostri” a salvare gli ultimi rimasti nel fortino assediato dagli indiani Sioux. Purtroppo non sarà
così perché invece sono in arrivo “gli altri”. Chi siano è presto detto. Nel Mondo si sta assistendo – sostanzialmente come effetto secondario della globalizzazione dei mercati, alla quale alcuni governi non hanno risposto rapidamente per riaddestrare le fasce meno specializzate della forza lavoro - ad una divaricazione sempre più ampia e profonda tra ricchi e poveri, molto accentuata nei paesi in via di sviluppo, presente anche nei paesi industrializzati, ma evidente, per ragioni simboliche, essendo il paese più ricco al Mondo, anche negli USA.
Il blocco della destra conservatrice nell’Europa comunitaria - ma anche ad Est, con i risvegliati nazionalismi - si è rafforzato e ha dato tutto lo spazio possibile al mercantilismo, invece di puntare ad una maggiore integrazione politica, sociale, scientifica e militare con conseguenti immensi risparmi nei bilanci nazionali e comunitari.
Episodi come il massacro dei 77 norvegesi - di cui 69 giovani socialdemocratici a raduno nell’isola di Utoya - con il quale il fanatico di estrema destra Anders Breivik ha “protestato” per l’assistenza sociale elargita anche ai residenti stranieri da parte del partito socialdemocratico al governo che semplicemente non fa altro che distribuire ai cittadini la ricchezza derivante dai vasti giacimenti di gas e petrolio del Mar del Nord; o l’elezione in Ungheria di Viktor Orban (un altro cieco), primo ministro dichiaratamente xenofobo, che era stato nominato - sia pur per rotazione e per solo sei mesi - Presidente di turno della Comunità Europea, il quale aveva in precedenza varato un’iniqua legge bavaglio per la stampa ungherese, confermano l’avanzante deriva della destra non liberale nel Mondo.
Ma se a questi fatti si aggiunge un Barack Obama bloccato nelle sue riforme sociali dalla maggioranza repubblicana al Senato che non vuole tasse nemmeno per i super ricchi, con il pianeta Terra che si sta fisicamente e visivamente fessurando a causa dell’aumento della temperatura dovuto all’effetto serra che comporta alternanza di siccità prolungate e vaste inondazioni, abnormi uragani, bibliche carestie e conseguenti migrazioni di massa, terremoti (l’ultimo, inusuale, di magnitudo 5,8 avvenuto il 23 agosto, con epicentro in Virginia e avvertito distintamente fino a New York), tsunami epocali, tempeste di sabbia mai viste, incendi smisurati dei boschi e innalzamento del livello dei mari, con l’aggiunta di iperproduzione di rifiuti e inquinamento globale - di cui pochi si preoccupano - beh, allora quel sacerdote Maya, seppur sembrava che l’avesse sparata grossa, ora appare esserci andato vicino.
E se poi a questa torta ci aggiungiamo la ciliegina dell’elezione, nel 2012, di un
Presidente USA repubblicano di matrice
neocon, si potrebbe verificare un effetto domino nel paese nordamericano: tagli indiscriminati all’assistenza sociale, ulteriore riduzione di tasse per i ricchi, eliminazione del minimo salariale, accentuato impoverimento della classe media e fine della speranza, in terra, per gli indigenti. In questo scenario basterà una scintilla per causare estese rivolte nei ghetti neri che faranno impallidire le violenze avvenute all’inizio di questo agosto a Londra e in tutta la Gran Bretagna. Come conseguenza, l’economia americana si deprimerebbe ancor di più e la ricerca di un diversivo, come un confronto con la operosissima ma invadente Cina, prima politico e poi militare potrebbe tentare il nuovo Presidente degli USA.
Il paese asiatico detiene tra l’altro quasi il 34% dei
14,74 trilioni di dollari del debito federale USA
(l’Italia è a
$2,59trl./€1906mld.) che non include quello dei singoli 50 Stati dell’Unione, nel qual caso il debito totale sale a
$54,63trl. Anche se, per un nazione, il vero problema non è solo il debito, ma la credibilità di chi lo governa. E all’estero – dove si comprano i Buoni del Tesoro americani - Barack Obama viene percepito come un Presidente integerrimo, equilibrato, sicuro di sé, esempio di un felice nucleo familiare e di un’armonica società
multietnica, che punta alla cooperazione internazionale e ad una maggiore giustizia sociale nel Mondo: insomma il giusto nuovo messia politico per questo disastrato pianeta. Spero quindi che il sommo sacerdote Maya fosse non solo allucinato, ma anche ubriaco fradicio, quando sbiascicava al suo scriba i dettagli
sull’Armageddon.
La Libia e la sua rete di distribuzione di acqua
fossile

Fonte: www.gmmra.org/en/
La Libia, suddivisa in 22 province o sha’biyat, copre una superficie di 1,759,540 kmq con una popolazione di 6 milioni e 420mila abitanti che erano supportati, prima del conflitto, da oltre un milione di lavoratori stranieri, in buona parte Egiziani e Tunisini.
Oltre alla capitale Tripoli – circa un milione di abitanti e a soli 355 km da Lampedusa - le altre principali città sono Zawiya, Homs, Misurata, Sirte, Bengasi, Derna e Tobruk, tutte sulla costa; mentre le località all’interno più importanti sono Ghadames, Gharyan, Bani Walid, Sabha e Kufra. La definizione di “scatolone di sabbia” coniata nel 1911 dallo storico Gaetano Salvemini è tuttora morfologicamente corretta in quanto essa ha solo il 4% di terreni che possono considerarsi coltivabili; oggi
però si potrebbe aggiungere l’aggettivo “rovente”, perché il paese detiene il record della più alta temperatura mai registrata sul pianeta: 57,7°. Ma questo paese vanta anche un altro record mondiale: possiede il 39% delle riserve mondiali di petrolio; il migliore, il Libyan light con basse percentuali di zolfo e quindi più facile da raffinare. Una curiosità: uno dei pozzi di estrazione, situato in una sacca del profondo Sud, è stato battezzato Elephant, per la spropositata quantità di petrolio presente in quel deposito.
L’ENI ha giocato un ruolo di primo piano nel settore petrolifero libico – con un’estrazione
pre-conflitto di 273mila barili al giorno e, quando anche tutti gli impianti di estrazione del gas funzioneranno a regime, di 10mld di m³/anno. I contratti dell’ENI, protetti da arbitrati internazionali, non dovrebbero essere messi in discussione dal prossimo governo democratico.
Certamente nuovi attori appariranno sulla scena libica e cioè i Francesi, gli Inglesi e gli USA, i paesi che hanno maggiormente contribuito alla caduta del regime di Ghaddafi, ai quali saranno assegnati diritti di ricerche petrolifere in nuove aree della Libia. I Francesi, per esempio si sarebbero già aggiudicati ad aprile, da parte del CNLT, dopo l’adozione della risoluzione dell’ONU sulla Libia voluta con forza dai cugini d’Oltralpe - che con i loro caccia Mirage e Rafale avevano
distrutto il 19 marzo, subito dopo quella risoluzione, la colonna corazzata governativa diretta a Bengasi
(vedasi questo video
, o audio, di
Hasan al-katib) per metterla a ferro e fuoco - il diritto di estrazione del 33% dei 46 mld di barili di greggio che costituiscono le riserve petrolifere del paese, finora accertate.
La conferma di questo rapporto
privilegiato con Francia e Gran Bretagna è stata sancita dalla trionfale
accoglienza tributata dal popolo libico non più teleguidato, di Tripoli e
Bengasi, al Presidente francese Nicolas Sarkozy e al Primo Ministro britannico
David Cameron. Durante questa loro visita in Libia, il 15 settembre 2011, i
leader del CNLT hanno ringraziato i due leader per il loro fermo, costante e non
ondivago aiuto all'insurrezione contro il despota di Tripoli.
Anche se il popolo italiano era platealmente non rappresentato in
questo emozionante evento, si intuisce bene perché che il nostro Presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi, non si sia accodato a questa visita: dopo il suo
famoso e anacronistico baciamano a Muammar al-Ghaddafi durante la sua visita
nell'agosto 2010, avrebbe rischiato di essere accolto da un nutrito lancio di
datteri e monetine.
Alla metà degli anni ’50, i geologi, durante i carotaggi per alcune prospezioni petrolifere effettuate nel Sud del paese, erano incappati anche in laghi sotterranei di acqua fossile. I depositi, presenti in varie zone, alla profondità di circa 600 mt, sebbene abbiano lo spessore di solo una decina di metri, si estendono tuttavia per una lunghezza complessiva di oltre mille km, consentendo l’autonomia idrica della Libia per circa mezzo secolo, a meno che non venga considerato anche il trattamento delle acque reflue.
I lavori per l’esecuzione dei 1300 pozzi artesiani, degli invasi e della ciclopica rete di distribuzione - costituita da condotti in calcestruzzo precompressi interrati del diametro di quattro metri, per una lunghezza totale di 4mila km - sono stati iniziati nel 1984 e conclusi nell’agosto del 1996. E’ stato
così garantito, oltre all’approvvigionamento idrico delle città costiere e degli altri centri abitati all’interno del paese, anche lo sviluppo di un’agricoltura intensiva e di allevamenti vari.
Le risorse energetiche in Libia
Grafica su gentile concessione di Roberto Trinchieri
Muammar al-Ghaddafi

Muammar al-Ghaddafi accolto all'aeroporto
dal
Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante
la sua visita in Italia dell'agosto 2010.
Foto di Aron Sperber
Muammar al-Ghaddafi è nato il 7 giugno 1942 in un villaggio
dell'area di Wadi Sharif, nella provincia della Sirte. Sin dal suo insediamento al potere, il 1° settembre 1969 – grazie a un colpo di stato attuato da un gruppo di ufficiali dell’Esercito libico, da lui
capeggiato, per deporre la monarchia di Idris Al-Senussi, originario di Giarabub in Cirenaica - ha adottato la politica del bastone e della carota per tacitare la dissidenza interna. Infatti, ad un diffuso welfare di base per i nativi - dei quali un milione sono impiegati statali - reso possibile dalle royalty sull’estrazione petrolifera, aveva associato una forma di potere che non ammetteva proteste. L’episodio più significativo rimane il massacro, il 29 giugno del 1996, di 1270 detenuti
(*) nel carcere di Abu Salim di Tripoli, la maggior parte dei quali aderenti ad
associazioni religiose islamiche. Ora che è crollato il regime, di sicuro, emergeranno altri episodi del genere.
In questa epoca di risveglio delle coscienze, nessun sussidio potrà ormai comprare la libertà
né – come per l’eccidio nel carcere di Abu Salim - ripagare le famiglie dei libici assassinati per le loro idee che, allo scoppio delle prime proteste, il 17 febbraio di quest’anno in Cirenaica, sono state le prime a prendere le armi contro le milizie del dittatore.
Ogni lungo e incontrastato periodo di potere – 42 anni esatti quello di Ghaddafi – ha sempre generato corruzione che ha favorito non solo il leader in carica e i suoi familiari, ma anche l’asservita casta dei suoi sostenitori. Esempi recenti sono quelli dell'ex presidente tunisino Ben
Alì che è fuggito in aereo in Arabia Saudita con tutte le riserve auree del paese o dell'ex
presidente egiziano Hosni Mubarak, oggi alla sbarra al Cairo, anche lui accusato insieme ai suoi due figli ed esponenti di spicco del suo regime, oltre che di crimini contro il popolo egiziano, anche di malversazione. Non sorprende quindi, che il 19 agosto, in
un’intervista data al canale TV Euronews, Fathi Bin Shatwan, l’ex Ministro libico dell’Energia fino al 2006 - fuggito poi in Francia sulla scia delle defezioni di eminenti personalità del regime tra cui Abdul-Salam Jallud, ex braccio destro di Ghaddafi – abbia stimato che Saif Al-Islam, uno degli otto figli dell’ex leader libico, si sia indebitamente appropriato di introiti derivanti dalle vendite di petrolio per un valore compreso tra i $200 e i $250mld.
La Libia è tuttora una ricca nazione; infatti, sebbene i costi della ricostruzione e dell’assistenza alle famiglie dei caduti e dei feriti dal conflitto vengano stimati in $200 mld, distribuiti nell’arco di un decennio, essa ha $115mld di riserve in valuta estera, dei quali $90mld custoditi in fondi, i più cospicui dei quali si trovano in USA ($38mld) e in Gran Bretagna ($20mld).
Ci sono anche le ingenti esportazioni di petrolio e gas - che hanno
generato, nel 2010, introiti per ben $40mld
- già riprese in forma contenuta,
ma a pieno regime solo a fine 2012. E poi bisogna addizionare le riserve auree rimaste - 116 tonnellate pari a $6,8mld (a confronto, l’Italia, quarta al Mondo, ne possiede ben 2412, pari a $122,26mld) - dopo che Ghaddafi, negli ultimi giorni del suo regime, secondo quanto affermato nella conferenza stampa del 6 settembre, dal nuovo Direttore della Banca Centrale Libica, Qasim Azzouz, ne ha utilizzato 29 tonnellate, pari a $1,47mld, in parte vendute ai trader dei paesi confinanti per avere contanti con cui pagare gli stipendi dei militari e dei mercenari e per distribuirli selettivamente, secondo la massima del divide et impera degli antichi Romani, tra un centinaio, tra clan di potere, e tribù, chiamate in arabo cabile, per puntellare la loro vacillante fedeltà.
E qui c’è da dire che durante i suoi 42 anni di potere, Ghaddafi ha gradualmente creato un fedele potere parallelo - se non sostitutivo - a quello dei tradizionali capi tribù, per cui i processi decisionali non si sono più creati secondo le antiche e collaudate procedure e quindi oggi non necessariamente rappresentano il sentire comune di uno specifico gruppo etnico tribale, anche grazie ad una maggiore
urbanizzazione e istruzione tra i giovani, dei quali molti hanno frequentato università americane ed europee.
La notizia, confermata anche da fonti nigeriane - che Mansour Dau, il capo delle brigate di sicurezza di Ghaddafi sia fuggito, insieme a Saadi, figlio di Rais ed ex calciatore (non di punta) del Perugia, nei primi giorni di settembre, verso quel paese centro-africano con un convoglio di decine di carri blindati, scortati da un drappello di fedeli Tuareg, con un notevole carico di lingotti d’oro e sacchi di valuta estera – si rivelerebbe quindi vera dopo le dichiarazioni di Qasim Azzouz. Negli ambienti vicini al CLNT, gira anche voce che il prelievo sia avvenuto nella succursale della Banca Centrale libica di Sirte, luogo di nascita del dittatore, che aveva fatto di questa località costiera “la Milano” della Libia.
Le città di Sirte (135mila abitanti) e di Bani Walid (80mila), in questi giorni sono poste sotto assedio da parte degli insorti, dotati di armi pesanti e supportati dall’aviazione NATO e la loro caduta è data per imminente.
Dopodiché gli insorti si dirigeranno più a Sud verso la base aerea di Jufrah, dotata di grandi depositi di armi e allo stesso tempo punteranno a liberare la città di Sabha che si trova sotto assedio da parte delle milizie di Ghaddafi. E a questo punto, Mustafa Abdu Jalil, il Presidente del CLNT – anche se rimarranno ancora sostanziali problemi
politici da risolvere - sicuramente pronuncerà un altro dei suoi fervidi Al-hamdu lillah! (Grazie a Dio!).
Sono anche riusciti a fuggire, il 29 agosto, bene accolti in Algeria – che è l’unico paese del Nord Africa che non ha ancora riconosciuto il CLNT – altri due degli otto figli di Ghaddafi: Aisha con la relativa prole, e Hannibal, e poi la seconda moglie di Ghaddafi, Sofia, con i suoi figli, mentre Khamis, a capo dell’omonima brigata di milizie, è stato ucciso durante un bombardamento. Rimangono quindi in Libia Saif al-Islam, il più irresoluto, Muhammad e
Muatassim, mentre Saif al-Arab si era trasferito da molti anni all’estero.
E pensare che il deposto leader libico, ai primi moti di piazza, avrebbe potuto fare un passo indietro per risparmiare al suo paese tutte queste vittime e gli ingenti danni causati dalla guerra; ma si sa, i
moderni dittatori preferiscono prima bunkerarsi nel "palazzo" o tra le
dune, e poi, se gli riesce, dileguarsi all’estero con il malloppo. I Re del Marocco e di Giordania, invece, fiutata l’aria che tira, hanno di recente varato delle riforme sulla gestione del potere per andare incontro ad alcune richieste dei dimostranti. Ghaddafi invece era uno che si fingeva già ritirato dalla politica, “Io non comando, il potere è tutto nelle mani dei Comitati popolari” rispondeva,
infastidito e piccato, alla stampa internazionale.
Che Muammar Al-Ghaddafi fosse comunque destinato a perdere il confronto con gli insorti era apparso chiaro già lo scorso 28 febbraio, in
un’intervista da lui concessa a Christiane Amanpour per il canale statunitense ABC. Alla giornalista che lo invitava a commentare le prime manifestazioni di
Bengasi, di Tripoli e di altre città minori della Cirenaica, durante le quali venivano chieste a gran voce le sue dimissioni, ribatteva nel suo tipico modo sincopato che, al contrario, esse erano costituite da suoi supporter che inneggiavano a lui. Non solo, ma aggiunge che il popolo libico lo ama. Smette di parlare in Arabo e all’intervistatrice lo dice in Inglese “They love me, all the people is with me”. Singolare poi, che anche il nostro Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,
nello stesso giorno e nella stessa ora, a Milano, durante la conferenza “Imprese lombarde per l’Italia” abbia affermato, seppur molto più realisticamente, “Andremo avanti…
perché il 51% di Italiani mi ama”. Insomma, sembra proprio che questi due personaggi politici, ormai noti in tutto il Mondo, siano legati in modo indissolubile da un simultaneo destino comune.
(*) I corpi dei 1270 detenuti sono stati ritrovati il 25 settembre 2011 in una fossa comune vicino a Abu Salim.
Un estratto di questo articolo è stato pubblicato il 13 settembre 2011,
a pagina 19, sul Giornale dell'Otrepo.
EPILOGO (1)
Muammar Ghaddafi è morto alle 12.30 di giovedì 20 ottobre 2011. Durante la sua cattura è stato prima ferito ad una gamba e all'addome mentre era rintanato in un condotto di scolo; da lì è stato estratto ancora vivo e caricato su un pickup e poi, nella grande concitazione che ne è seguita, giustiziato con un colpo di pistola alla tempia.
Il convoglio di decine di auto e blindati su cui viaggiava Ghaddafi, in fuga da Sirte liberata e diretto a Nord-Ovest, verso Zliten, era stato bloccato dal raid di un caccia francese Mirage e di un Predator USA. Ghaddafi e le sue superstiti guardie del corpo (97 le vittime del raid) hanno abbandonato le auto del convoglio distrutto, ma sono stati intercettati da una pattuglia di insorti provenienti da Misurata che stavano setacciando quella zona in cerca di cecchini e milizie governative. Nel corso del conflitto a fuoco è stato anche ucciso sia il figlio Muatassim che il Ministro della Difesa Abu Bakr Yunis.
Misurata, 400mila abitanti, terza città della Libia, dopo Tripoli e Bengasi, è quella che aveva sofferto di più dagli implacabili bombardamenti dei miliziani di Ghaddafi, durati tre interi mesi, durante i quali i governativi vi hanno lanciato centinaia di razzi Grad e Katiuscia (per lo più dalla vicina località di Tawarghà) e innumerevoli proiettili di mortaio e artiglieria pesante, causando estesi danni a tutte le infrastrutture della città e uccidendo, se si contano solo i civili, oltre 1000 abitanti.
Ignota al momento la sorte di un altro figlio di Ghaddafi, Saif al-Islam, anche lui in disperata fuga - si suppone - verso il Niger, dove ha già trovato rifugio il fratello Saadi.
Rivoluzionari libici in Piazza dei Martiri a Bengasi, il 23 ottobre 2011, giorno
della proclamazione della liberazione della Libia.
Foto di Francois Mori/AP
La proclamazione della
liberazione della Libia (Mp3
in arabo) da parte di Mustafa abdul Jalil, il Presidente del Consiglio
Nazionale Libico di Transizione.
EPILOGO (2)
Sabato 12 novembre 2011 - ore 21.43
Il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi dopo forti e prolungate pressioni da parte dei mercati internazionali e dopo aver cercato per giorni improbabili ipotesi alternative all'interno del suo partito - una melina che costerà agli Italiani miliardi di euro in più per aver dovuto offrire agli investitori tassi sempre più alti sulle nuove emissioni dei titoli di Stato - ha rassegnato le dimissioni al Capo dello Stato Giorgio Napolitano.
Domenica subentrerà nella carica l'illustre economista Mario Monti che guiderà un nuovo governo per aprire la prima fase del risanamento e della ricostruzione del paese.
Il programma dei festeggiamenti del 150° anniversario dell'Unità d'Italia viene così arricchito proprio nel suo finale - con la Lega isolata in una vacua opposizione - da questo evento storico che è di buon auspicio per la rinascita della nazione.
Nota sui nuovi rapporti tra l'Italia e la nuova libera Libia
Il nuovo Governo libico - guidato dal Primo Ministro Abdu rahim El-Keib, insediatosi il 22 novembre 2011 - con la nomina a Ministro dell'Energia e del Petrolio di Rahim bin Yazza, influente consulente dell'Eni in questo paese, segnala al nuovo Governo del Prof. Mario Monti il riassorbimento delle tensioni causate dai precedenti privilegiati rapporti maturati tra il defunto dittatore Muammar Ghaddafi e l'ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.