Ghaddafi, Berlusconi e Mario Monti

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“Tiratevi su, Cavaliere, stasera a cena vi offriremo un boccale di vin Brûlé.”
da “Le allegre comari di Windsor” di William Shakespeare; Atto V, scena v, versi 73/76.

   In questa stampa d’epoca, il Cavaliere Falstaff, il buffo e impenitente principale protagonista della divertente commedia di William Shakespeare, qui  camuffato in fogge femminili, sta per essere nascosto in una grossa cesta di vimini pronta alla bisogna sulla destra del dipinto, per sfuggire alle ire del marito della signora Ford la quale è corteggiata con insistenza dal Cavaliere.

   Ammetto che nel 1994 l’avevo votato: tra la spensierata e “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, e Forza Italia, che era un partito appena nato e che sembrava denigrare gli affarismi dell’ex-Dc, optai per quest’ultimo; ma passò poco per ricredermi. Da allora ho seguito con sempre maggior apprensione il dilagare in ItaliaLand del berlusconismo che il Cavaliere, da abile Houdini della politica, ha tirato fuori dalle viscere di tutti noi  Italiani. E’ sufficiente su ciò riportare il commento di un signore – non ricordo adesso dove l’ho letto o visto – che chiosando sull’uscita di scena di Berlusconi esclama “Quello che non gli perdono è di avermi fatto sentire contento ogni volta che evadevo le tasse!”.

   Ma che c’entra Muammar Ghaddafi con l’uomo di Arcore? Bene, il dipartito Rais di Tripoli il 28 febbraio di quest’anno, durante un’intervista concessa al canale statunitense ABC, alla giornalista Christiane Amanpour che lo invitava a commentare le prime manifestazioni di protesta a Bengasi, a Tripoli e in altre città minori della Cirenaica, durante le quali venivano chieste a gran voce le sue dimissioni, aveva ribattuto nel suo tipico modo sincopato che, al contrario, esse erano costituite da supporter che inneggiavano a lui. Non solo, ma aveva aggiunto che il popolo libico lo amava. Aveva smesso di parlare in Arabo e all’intervistatrice lo aveva detto in Inglese “They love me, all the people is with me”. E, fatto sorprendente, anche il nostro, allora, Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nello stesso giorno e nella stessa ora, a Milano, durante la conferenza “Imprese lombarde per l’Italia” aveva affermato seppur molto più realisticamente, “Andremo avanti… perché il 51% degli Italiani mi ama”.

   Insomma, per chi crede nei presagi, sembrava proprio che questi due personaggi politici fossero ormai legati, in modo indissolubile, da un percorso comune. Ora, le dimissioni di Berlusconi - se dovessimo ricercarvi una parallela storia con Ghaddafi – si collocano esattamente come la fuga del Rais, a fine agosto, dalla capitale libica ormai conquistata dagli insorti, per dirigersi verso la sua città natale di Sirte dove, dopo due mesi di ulteriore resistenza, incontrerà il 20 ottobre il truce destino già scritto in quella sua paranoica risposta alla Amanpour.

    Lo scenario causato dalla ottusa caparbietà del dittatore libico – una nazione sforacchiata dai bombardamenti e dalle cruente battaglie sul terreno, anche se ora grazie a queste è un paese libero - è, per certi versi, desolante; né consola la visione del Ghaddafi immerso fino al collo nelle mefitiche acque dello Stige. Ma la Libia - questa la differenza con l’Italia – non solo è un paese in cui i giovani costituiscono il 67% della popolazione, ma dispone anche di immense risorse economiche le quali, se non saneranno a breve gli odi accumulati in questa guerra, almeno risolleveranno presto l’economia.

    Cavalier Berlusconi, la sua età è considerata in ogni società civile come quella delle decisioni sagge e dei bilanci sulla propria vita. Facendosi da parte, Lei si è già collocato su queste linee guida; se le perseguirà tralasciando le dritte delle sue agguerrite valchirie, dei suoi corpulenti, striduli, o proni consiglieri, avrà ancora, in extremis, l’opportunità di passare alla storia ribaltando - anche se solo in parte - ciò che di negativo gli storici sono già pronti, lancia in resta, a scrivere sulla sua persona e sul suo operato. Infine, affinché anche Lei possa dare una mano al nostro paese in ambascie - tramite un suo sincero e incondizionato appoggio al nuovo Presidente del Consiglio, Prof. Mario Monti - la invito tosto a tirar fuori quell’altra sua positiva personalità che mi parve di intravedere quando allora Le diedi la mia preferenza.  

Questo articolo è stato anche pubblicato, il 18 novembre 2011, a pag. 2, sul quindicinale
Il Giornale dell'Oltrepo

Il Governo del Prof. Mario Monti ha ottenuto la fiducia con la stragrande maggioranza di voti sia al Senato che alla Camera e si è insediato alle ore 15.23 del 18 novembre 2011.