A piscicanara
" Sunnu
ccà sutta. Sentu fetu 'i buriddha" gridò ad un tratto in dialetto stretto il
pescatore, rivolgendosi al suo compagno di barca. E in effetti anche Orazio incominciava
ora ad avvertire il puzzo che proveniva dalle defecazioni dei tonni in mangianza sul
fondo, tra i branchi di acciughe e alacce, proprio sotto la chiglia della barca a motore.
Erano i cosiddetti tonni di San Giovanni, i più grossi, le cui
avanguardie appaiono nello stretto di Messina a metà aprile. Cicciu u rossu, detto così
per le sue dimensioni, anche questa volta, come nelle battute dei mesi precedenti, aveva
azzeccato tutto, commentò tra sé Orazio, la luna, le correnti e anche il luogo: la Fossa
di Scilla. L'uomo, tarchiato, barbuto e villoso e illuminato dalla calda luce di quel
crepuscolo di fine agosto, lasciò il timone al giovane e tirò su con un retino un grosso
e vivace sgombro dall'ampio catino di plastica ripieno di acqua. Con rapidi movimenti
delle mani callose infilò con delicatezza il grosso amo nel ventre del pesce, mentre nel
muso vi attaccò un amo più piccolo per il traino.
Lo sgombro, buttato in mare, per qualche secondo guizzò a destra e a
manca, poi come un docile cagnolino da passeggio al guinzaglio, seguì la scia della
barca. Dopo una mezz'ora buona di va e vieni sulla zona prescelta, Orazio, che adesso
teneva il filo, sentì un forte strappo e reagì d'istinto con una strattonata per fissare
meglio l'amo nelle carni del tonno. Era lui, non vi erano dubbi. Dalla cesta di vimini la
lenza prese a scorrere veloce sulle mani del giovane per poi tuffarsi, staffilando,
nell'acqua. Egli non riuscì neanche a gridare quando il filo gli si attorcigliò al
braccio sinistro. Ebbe appena il tempo di aspirare un po' d'aria e subito si ritrovò
immerso nell'acqua.
Da come lo tirava giù - farfugliò nella sua mente confusa - doveva
essere una bestia di dimensioni inaudite; i timpani gli facevano male, segno che il tonno
pigliava altro fondo. Poi ad un tratto, ci fu un strano e convulso alt e il giovane ne
approfittò per districarsi dalla lenza non più in tensione e per spingersi rapido verso
la superficie. Quando ne emerse, boccheggiando, vide, ad un centinaio di metri la barca
che si dirigeva veloce verso di lui. Cicciu stava gridando e gesticolando nello stesso
tempo."A piscicanara, a piscicanara!". Un provvidenziale squalo bianco,
attaccando il tonno in corsa, lo aveva salvato.
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