Sigma SD9/SD10

Nuovi orizzonti della fotografia digitale

    La fotografia digitale in pochi anni si è imposta come valida alternativa al tradizionale rullino. Le proiezioni fornite dalla Photo Marketing Association (PMA) indicano una vendita, su scala mondiale, di macchine fotografiche digitali in costante aumento. L'Europa si colloca al primo posto seguito da USA e Giappone.

   Al contrario delle pellicole fotografiche, la tecnica digitale ha beneficiato di continui progressi: il fotosensore dei modelli commerciali è passato dai 1,3 megapixel di circa quattro anni fa, agli oltre 13 milioni di quelli più evoluti; resta comunque ancora sensibile la differenza tra i due sistemi se si pensa che un fotogramma 24x36mm da 50 ASA offre, in termini di risolvenza, intorno al centinaio di milioni di "elementi reali" di immagine - alogenuri d'argento di varia dimensione - che per comodità si possono equiparare ai pixel elaborati dai fotodiodi presenti sul fotosensore.

  Il punto è che i vantaggi del digitale sono numerosi: immediato controllo del risultato su display, totale o minore assenza d'intrusione di polvere o elementi esterni nella filiera che porta all'immagine, maggiore sensibilità del fotorecettore rispetto alla pellicola, inquinamento chimico quasi nullo nei processi produttivi, inoltro immediato  delle foto via Internet e conseguenti inferiori costi di produzione per i Media.

   L'innovazione principale nel settore sembra comunque essere quella della società statunitense Foveon che ha ideato da alcuni anni un rivoluzionario chip, denominato X3, solo da poco prodotto in grande serie. Esso imita in toto la pellicola in quanto, al posto dei suoi tre strati di emulsioni chimiche, sensibili ai colori blu-verde-rosso, presenta una matrice di  2268x1512 punti - per un totale di oltre 3.4 milioni -  ciascuno dei quali è composto da tre fotodiodi stratificati al silicio, uno per ogni colore; da ogni punto verrà dunque elaborato un pixel, che sarà poi quello visualizzato sul monitor o stampato sulla carta.

Dettaglio di una foto scattata con la Sigma SD10

   L'X3 si discosta di molto dall'attuale tecnologia CMOS o CCD che invece usa per i tre colori fondamentali tre distinti fotodiodi monocolore disposti su di un singolo strato di silicio e i cui valori elettrici, elaborati, daranno un singolo pixel - per cui l'effettiva risoluzione del fotosensore risulta essere poi un terzo di quella dichiarata dalle case costruttrici. Per simulare quindi un maggior numero di pixel esse ricorrono così all'artificio di crearne di nuovi partendo dal valore elettrico di un singolo fotodiodo cui associano i valori intermedi (per gli altri colori mancanti) di due contigui fotodiodi: l'operazione serve dunque solo a creare dettagli fittizi dove manca l'informazione, a scapito però del rilievo, resa cromatica, definizione e plasticità.

   Non solo, ma i milioni di calcoli per l'interpolazione necessitano di potenti processori che minano la durata delle batterie, tallone d'Achille delle macchine fotografiche, specialmente di quelle di ridotte dimensioni; infatti una rilevante parte dell'alimentazione viene già assorbita dal display a colori per la visualizzazione delle immagini durante l'inquadratura. Altro sgradevole imprevisto  può  essere poi il noto effetto grafico Moiré: per dirla in breve, delle intrusioni, nell'immagine, di disegni grafici ripetitivi dalle forme imprevedibili che a volte vengono fuori proprio a causa del lavoro di interpolazione.

   La giapponese Sigma nota per la sua produzione di ottiche per tutte le macchine fotografiche, ha optato per prima per l'utilizzo dell'X3 sulla sua SD9. Questa reflex digitale è adesso venduta sul mercato on line anche a meno di €900, inclusi zoom 24/70, flash esterno e grossa scheda di memoria. E' questa una notevole diminuzione di prezzo, causata dal recente debutto del nuovo modello, la SD10, che presenta notevoli migliorie tecniche. La casa giapponese non ha però ancora ritenuto di dotarla di un comodo flash incorporato, della memorizzazione delle foto, oltre che nel formato Tiff, anche nel più diffuso jpg. Non è inoltre possibile girare videoclip, in formato VGA, per i quali l'X3 è già naturalmente predisposto.
 
  
Tuttavia, la differenza - tra la tradizionale tecnica digitale detta a "Mosaico" e il prodotto Foveon è fuor di dubbio. Ne beneficiano, infatti, sia la definizione dei dettagli che la profondità dei colori, non alterati dalle interpolazioni. Le centinaia di specialisti e appassionati del settore, che mettono in mostra migliaia di eccezionali foto sui forum di Internet, sostengono che la qualità di questa nuova tecnica supererà, a breve, quella della fotografia tradizionale.

 La tecnica "a mosaico"

 

       Nella tecnica della cattura a "Mosaico" il fotorecettore presenta una matrice di fotodiodi nei tre colori fondamentali - rosso/verde/blu - disposti a macchia di leopardo. I valori elettrici di ogni tripletta di fotodiodi formeranno i vari pixel, da picture element, elemento primario dell'immagine. La risoluzione reale del fotorecettore sarà dunque equivalente a circa un terzo del totale dei singoli fotodiodi. Questi ultimi, inoltre, risultano non proporzionati, in numero e dislocazione, ai singoli colori, in quanto si è scelto come colore dominante il verde, poiché l'occhio umano percepisce meglio la sua luminanza. Con il processo di interpolazione le case costruttrici riescono poi a far generare al sistema  pixel fittizi mediando dai valori dei circostanti fotodiodi.

 La tecnica Foveon

 

    L'X3 della Foveon rileva da ogni singolo elemento del fotosensore - composto da tre fotodiodi stratificati - i valori di tutti e tre i colori fondamentali che formano il pixel: blu/verde/rosso. 
   Il chip consente anche, ai costruttori che lo utilizzano nei loro apparati, di ricavare un pixel da quattro o da sedici fotodiodi. Tale versatilità trasforma in un attimo la  macchina fotografica in telecamera - fino ad una risoluzione 768x512pixel a 30 fotogrammi al secondo - consentendo quindi, durante la ripresa di un filmato, di scattare immagini ad alta risoluzione: intuibili gli usi, per esempio nelle telesorveglianze.

 

 

    Il chip CMOS della Foveon presenta una matrice di 2268x1512 fotodiodi stratificati. Ognuno di essi recepisce il valore di uno solo dei tre colori fondamentali - blu/verde/rosso - emulando così le corrispondenti emulsioni chimiche fotosensibili presenti in una pellicola, composte da alogenuri, qui mostrati nella foto di destra.

  Sigma SD9, SD10 e Polaroid X530 

    La SD9 della Sigma è stata la prima reflex con l'X3 della Foveon; può utilizzare, come la nuova SD10, particolari obiettivi intercambiabili con montatura a baionetta prodotti soltanto da questa casa costruttrice. Il valore delle focali deve però essere moltiplicato per un fattore di correzione di 1,7 in quanto il fotosensore misura 20.7mm x 13.8mm, invece dei 24x36mm del fotogramma di un normale rullino. Uno zoom 20-40mm risulterà  quindi avere una focale 35-70mm.
  
La Polaroid produrrà invece per il mercato consumer, a partire da giugno 2004, ad un costo sui €350, la x530, una macchina con un chip Foveon di 1,5 megapixel "reali", con videoclip sonori  a risoluzione VGA e flash incorporato. Questa nuova macchina dovrebbe riuscire a risollevare le sorti della mitica industria d'Oltreoceano. Non è poi azzardato predire che una pletora di altri marchi, fino adesso riluttanti a pagare le necessarie royalties - a cominciare da quelli meno illustri - si rivolgeranno alla Foveon per utilizzare questo chip.


   Mead: foto Paul Sakuma AP

   Carver Mead è nato nel 1934 a Bakersfield, California. Sin da ragazzo, grazie al lavoro del padre, tecnico presso la locale centrale idroelettrica, si è trovato a suo agio con circuiti elettrici e magnetismo. La sua inclinazione lo ha portato ad insegnare a partire dal 1960, dopo la laurea in elettrotecnica, al California Institute of Technology; oggi nella stessa famosa università detiene il titolo di professore emerito. Oltre quaranta le sue invenzioni e brevetti nel settore dei circuiti integrati VLSI e nelle microonde per telecomunicazioni. Sua è anche la scoperta dell'HEMPT - High Electron Mobility Transistor - un circuito di amplificazione per fibre ottiche usato in telefonia e Internet.

   Frutto delle sue ricerche sui sistemi neuromorfici per sviluppare una tecnologia che imitasse il sistema nervoso umano, sono stati, già una decina di anni fa, una retina su chip e la parte interna dell'orecchio umano. Tutt'oggi è un apprezzato consulente di diverse aziende high-tech.

   Mead, scienziato di elettrodinamica, elettromagnetismo e fisica quantistica ha dissertato su quest'ultima branca nel suo libro "Collective Electrodynamics: Quantum Foundations of Electromagnetism", editore MIT, ottobre 2000, ISBN: 0262133784, $16. In quest'opera egli sostiene che il mondo reale non può essere spiegato in termini di dimensioni di particelle - siano essi atomi, fotoni o quant'altro - descritte dall'attuale fisica incoerente, ma utilizzando la fisica coerente che studia invece le onde elettromagnetiche generate dalle medesime particelle.

   Nel 1997  ha fondato a Santa Clara, Silicon Valley, la società  Foveon, per la costruzione del nuovo rivoluzionario fotosensore X3, registrato nell'ottobre 1999 con brevetto USA n° 05965875. Tra i soci del progetto si annoverano la californiana Synaptics, creata dallo stesso Mead e dall'italiano Federico Faggin. Quest'ultimo è conosciuto per avere contribuito nel novembre del 1971 alla nascita del primo processore Intel, il 4004. Faggin creerà nel 1974 con altri ingegneri transfughi della Intel, la Zilog, e nel luglio del 1976 produrrà un processore più avanzato, lo Z-80 che sarà utilizzato nel primo PC dell'IBM. L'X3 viene prodotto negli stabilimenti della Statunitense National Semiconductor, socio della Foveon insieme alla NEA, New Enterprise Associates.

   In effetti il primo utilizzo commerciale della nuova tecnologia - sfruttato per lo più negli studi fotografici professionali - si è avuto con la produzione, ora dismessa, da parte della Hasselblad, nell'ottobre del 2000, del prototipo Dfinity. Il fotosensore, di forma quadrata, era composto da 2048x2048 fotodiodi stratificati e offriva una risoluzione di 4,2 megapixel reali.

 

Copyright by Bruno Castrovinci, aprile 2004. Le foto senza indicazioni sono tratte dal sito Foveon e Sigma.