The New York Metropolitan Museum

   Se ci si chiede qual'e' la principale attrazione turistica di New York, la mente corre all'Empire State Building o ai Twins, i due grattacieli gemelli o alla statua della Liberta' o a China Town. Niente di tutto questo perche' il record di visite lo detiene il Metropolitan Museum of Art con quattro milioni e mezzo di visitatori di cui due milioni non residenti nella City nella quale hanno speso, secondo alcune proiezioni economiche, nei due mesi e mezzo della speciale mostra "Van Gogh in Arles", 300 miliardi di lire.
   Il Museo nasce su iniziativa di studiosi e di mecenati - sembra che ce ne siano in abbondanza di quest'ultimi negli USA - 118 anni fa, nel 1870. Tra i vari progetti sulla costruzione del museo s'imporra' alla fine nel 1985 quella del famoso architetto Richard Morris Hunt che preferira' l'ingresso dalla Fith Avenue a quello originario disposto all'interno di Central Park nei cui terreni il Museo e' ubicato. Si preferisce questo luogo per la possibilita' di una futura espansione e per evitare pericoli d'incendi da edifici contigui.
   Nei 400 mila metri quadri delle sale del museo sono ospitate oltre 3 milioni di opere d'arte di cui solo circa trecentomila esposte; per esempio, di Monet, solo 4 dipinti su 30 sono in mostra. II museo vanta naturalmente una delle collezioni piu' vaste e raffinate dell'arte statunitense, coprendo un arco di tempo che va dall'XVIII all'inizio del XX secolo. Esaustivamente rappresentata e' l'arte del Medio e Estremo Oriente, quella Romana e Greca, l'arte Islamica e Egizia. A quest'ultima e' stata dedicata oltre alle sale per contenere le migliaia di opere, tutta un'ala, la Sackler Wing, ove e' stato ricostruito il tempio nubiano di Dendur che occupa in lunghezza 25 metri. Tipico modo americano di acquisire materialmente la cultura di altri popoli; si pensi a qualche decina di anni fa quando i magnati americani impazzivano per i castelli scozzesi ricostruiti pezzo per pezzo nelle loro tenute. Nel caso del museo pero' non c'e' traccia di kitch per la ben studiata ambientazione e per un percorso che fa immergere il visitatore in quel periodo storico per poi presentarlo davanti a quest'opera fatta erigere dall'imperatore Romano Augusto nel 15 A.C. per onorare la dea Isis. E' questo anche un esempio di come si sono formate le collezioni d'arte, con donazioni di Governi nei cui paesi gli archeologi americani hanno partecipato a campagne di scavi. Anche le donazioni al museo di collezioni d'arte, le cosiddette bequests, di facoltosi cittadini hanno costituito il nucleo originario di successive acquisizioni. Altra possibilita' e' stata data dalle donazioni in denaro, i Funds, che hanno dato ai musei la disponibilita" finanziaria per comprare sul mercato internazionale le opere d'arte.
Quanto sia connessa questa istituzione con il tessuto sociale lo si evince dal numero dei partecipanti, ben un terzo del totale dei visitatori per un totale di un milione e mezzo, che seguono le conferenze pubbliche, i film, i dibattiti, i programmi a i tour educativi per le scuole e i diversi programmi d'addestramento artistico-professionale.
   Ma come viene tenuta in vita questa istituzione? II complesso degli edifici in Central Park e' di proprieta' del Comune di New York ed esso provvede alle spese di riscaldamento e dell'energia elettrica. Inoltre la City paga meta' dei costi di manutenzione e di sicurezza per gli stabili e per le collezioni d'arte che, per inciso, sono sotto la tutela dei membri del Consiglio di Amministrazione del Museo che a sua volta sono responsabili per il reperimento di fondi per le spese di conservazione, per quelle riguardanti i programmi educativi, le mostre speciali, gli acquisti, le pubblicazioni, le attivita' professionali e amministrative includendo i costi per la sicurezza non coperti dalla City. Si e' realizzata dunque una combinazione di risorse pubbliche e private che l'efficienza operativa della Amministrazione dell'Ente ha saputo omogeneizzare.
   La particolarita' di questo museo e' quella di offrire al pubblico un quadro di tutta l'arte mondiale a partire dal sesto millennio A.C. fino ai nostri giorni. Le collezioni di maggiore respiro ed ampiezza sono quelle riguardanti la pittura europea: 3000 dipinti dal XII al XIX secolo in cui i piu' rappresentati sono gli autori italiani, fiamminghi, olandesi e francesi. Anche l'arte islamica che e' una delle piu' vaste del mondo concorre a dare questo senso della omnicomprensivita' che ha questa istituzione.
   Alla prima donazione del 1891 si sono aggiunti migliaia di reperti acquisiti durante le campagne di scavi in Iran nel periodo 1935-39 e nel 1947. Ampiamente presente e' anche l'arte delle isole del Pacifico che qualcuno potrebbe considerare una testimonianza di questa America che pian piano si discosta dall'Europa per inclinare verso la cosiddetta Pacific Rib, l'area economica del Pacifico e dell'Asia che negli ultimi anni si e' imposta come uno dei grandi poli industriali del Mondo.
   Il Metropolitan Museum ha una sezione staccata detta "The Cloisters", situata a nord di Manhattan sul fiume Hudson, costituita da una ricostruzione, compiuta nel 1938, di un Chiostro, utilizzando dei pezzi originali di 5 conventi medioevali francesi. Al suo interno sono esposti esempi del patrimonio artistico del medioevo europeo.
   Ma vediamo chi fa funzionare questa prestigiosa Istituzione. Il personale, includendo i 141 addetti ai Chiostri, assomma a 1978 dipendenti. Se pero' mettiamo da parte i 556 addetti alla Security si nota che su 1422 impiegati ben 388 sono dei part-timer concentrati nei programmi per le scuole, nella biblioteca, nel Mail Order, reparto spedizioni, all'ufficio informazioni, all'Edicola del museo, ai centralini e al pronto soccorso. Si trovano comunque part-timer anche tra i consulenti e specialisti dei vari settori artistici. In fin dei conti siamo in USA e qui' piu' che in altri paesi si cerca di mantenere gli Enti Pubblici il piu' efficiente possibile evitando surplus di impiegati full time.
   Una piccola curiosita' che emerge dall'elenco del personale: vi lavorano 155 italo-americani di cui solo 17 part-timer; sara' il retaggio italico del posto sicuro. Un congruo numero, 68, sono addetti alla Security, diretta appunto da due manager italo-americani, ma se ne trovano anche in altri posti dirigenziali, quale al Personale, al settore Sculture Europee e al Data Processing del Museo. Ai vari Frank Russo e Edward Acquaviva si contrappongono ben 70 italo-americani dai nomi italiani quali Enzo Napolitano, Lisa D'Amato e Maria Bentivedo, segno evidente che la comunita' italiana e' gia' integrata e non nasconde piu' la sua identita', anzi la sfoggia. E' forse di buon auspicio per la slogan Mario Cuomo for President. Emily Kernan Rafferty, e' una dei sei vice presidenti e cura il rapporto con gli Sponsors.

Il Metropolitan Museum e' un'istituzione considerata tra le piu' prestigiose del Mondo. Cosa ha portato di innovativo nel settore?

   "Alla meta' degli anni '70, grazie alla dinamica conduzione dell'ex-presidente Tom Howing, sono state sperimentate le Block-buster Exibitions, delle mostre che occupano per la loro vastita' interi blocchi del museo, nelle quali sono presenti prestiti da altri musei o da privati di tutto il Mondo. Sono delle esposizioni dedicate ad un artista o ad una tendenza della Pittura o della Scultura in un determinato periodo storico a imperniate sulla molteplicita' dell'Arte come la Mostra Vaticana che abbiamo avuto l'onore di ospitare nel 1983. Il corporate support, l'impegno delle societa', va soprattutto a queste speciali mostre in quanto e' li' che le Corporation possono ricevere il massimo come resa pubblicitaria e di Pubblic Relation. Le diro' che e' vivamente sentito, in termini di prestigio, da parte degli sponsor associare il loro Logo alla nostra istituzione. Tra l'altro c'e' da dire che il numero dei visitatori e' cresciuto proporzionalmente alle mostre speciali, fatto questo riscontrato in tutti i musei degli Stati Uniti".

A parte le mostre, quali altri servizi vengono richiesti al museo?

   "A volte il Metropolitan concede l'uso di certe zone del Museo per dare un opening event, in pratica un party che le societa' danno per intrattenere i clienti o per annunciare in anteprima un evento o un prodotto. Noi riceviamo un adeguato compenso per l'uso dei locali, mentre in questo caso le societa' non hanno diritto ad esenzioni di tasse se non per quella riduzione che l'I.R.S., l'Internal Revenue Service considera come spese aziendali".

Come nasce una sponsorizzazione?

   "Noi informiamo i potenziali sponsor con proposte specifiche che contemplano un contributo che puo' andare da 15 mila ad 1 milione di dollari o piu'. In genere le corporation negli Stati Uniti danno l'uno per cento dei loro profitti prima della tassazione, anche se avrebbero possibilita' di devolvere fino al 10 per cento".

Quali contributi ricevete a parte di quelli della City?

  "Dallo Stato di New York riceviamo un fondo annuale che si aggira sui 50 miliardi di lire e bisogna dire che il Governatore Mario Cuomo ha sempre approvato gli aumenti annuali. Per quanto riguarda il Governo Federale i loro contributi sono project-oriented; viene cioe' valutata da una Commissione di esperti la fattibilita' dei progetti da noi presentati. Il museo ha ricevuto dalle Agenzie Federali, quali lo Institute Of Museum Services, dal National Endowment for the Humanities, un totale di circa 500 milioni di lire. Il loro sostegno non tocca minimamente le spese correnti che sono a nostra carico. Ma vorrei essere piu' dettagliata. Il nostro maggior business e' il Maling, la vendita per corrispondenza, di libri o riviste, ma abbiamo dei profitti dalla libreria all'interno del Metropolitan e da altri due negozi distaccati presso la Pubblic Library, la Biblioteca comunale di New York e l'Emporio Macy's.
Nel bilancio riguardante il periodo giugno '86-87 si sono riscontrati 11 miliardi di profitti netti grazie alla mostra di Van Gogh, mentre il nostro budget annuale si e' portato a 125 miliardi di lire. Inoltre siamo riusciti a portare il fondo di dotazione del Metropolitan a 400 miliardi, cio' grazie al Comitato per la finanza diretto da Walter Burke".

Da quali voci e' formato il vostro budget?

   "Sostanzialmente sono sei le voci che concorrono alla sua formazione: il ricavato della vendita dei biglietti per l'ingresso al museo, le quote dei soci, le donazioni e gli aiuti, detti Fund, delle agenzie governative, poi il contributo del Comune di New York. Le ultime due voci sono costituite dal fondo di dotazione del Metropolitan Museum cui accennavo prima e infine dalle attivitą ausiliarie quali ad esempio la vendita dei cataloghi o la conduzione del Bar".

Avete avuto anni con deficit di bilancio?

   "Si, nell'85-86 vi e' stato un deficit di 340 milioni di lire su 121 miliardi. Con taglio alle spese e blocco delle assunzioni siamo riusciti a riportare un modesto attivo nel bilancio successivo. I deficit li fronteggiamo anche con i fund-raising, una ricerca cioe' di capitali da destinare al fondo di dotazione".

La Reaganomics con i suoi conseguenti tagli alle spese pubbliche vi ha toccato direttamente?

   "Il Senato e il Congresso hanno fatto da contrappeso. Certo in genere le Amministrazioni democratiche hanno dato piu' contributi al settore culturale delle repubblicane. Il futuro comunque promette bene, il turismo e un desiderio diffuso di maggiore cultura non possono che far aumentare il numero dei visitatori".

Che differenza ha notato tra gli Stati Uniti e l'Europa?

   "Nel vostro continente manca la tradizione del Giving, del dare alla comunita' e inoltre non si da' molto spazio alla deducibilita'. C'e' una differenza direi di 20 anni tra le due mentalita' se solo si guarda per esempio al Fund-raising o ai programmi di acquisizione dei soci. C'e' un ritardo nel capire che l'Arte ha bisogno del supporto privato. Comunque personalmente ritengo che l'Italia e' all'avanguardia in Europa: la Olivetti, la Montedison e la Fiat sono un esempio a noi noto".
   Proprio nella hall del museo vi e' una tabella che riporta le facilitazioni che l'I.R.S. concede ai contribuenti che fanno donazioni al Museo. Il complesso degli edifici, situato al centro di Manhattan, si presta per trascorrere una giornata rilassante. Il ristorante self-service, nuovissimo, con un menu internazionale e con un immenso salone a disposizione, si meriterebbe un paio di stelle della guida Michelin pur costando sui dieci dollari per un pranzo completo. E' una tappa obbligata dopo le prime ore di passeggio e di appagamento visivo. Altro posto da visitare e' il terrazza su cui sono esposte sculture moderne e dalla quale si puo' spaziare su tutto il Central Park circondato dai grattacieli. Si passa cosi' dal silenzio ovattato delle sale del museo al contatto con la realta' esterna che con il suo brusio attenuato dalla vegetazione del parco ci prepara ad affrontare il traffico tumultuoso della metropoli.