Il riscaldamento terrestre e i cambiamenti disastrosi del clima, le conseguenti migrazioni, l’inquinamento globale e le disparità di reddito a livello planetario.

E’ l’ora della Tobin tax per equilibrare il Mondo

 Con una modica tassa su ogni transazione speculativa di borsa, da devolvere in parte all’ONU, si attenuerebbe la volatilità dei mercati e si troverebbero le  risorse per gli urgenti bisogni del pianeta Terra.

di Bruno Castrovinci

Home

   Il quarto autunno più caldo dal 1800, secondo le elaborazioni dell'ISAC-CNR, si è presentato quest’anno in Italia, e così pure in Gran Bretagna dove, alla più fredda estate in 18 anni si è contrapposto, con 15 C sopra la media, l’autunno più caldo sin dal 1985. A queste cifre ho quindi subito associato uno strano fatto cui ho assistito lo scorso anno nel parco Trenno di Milano, credo fosse in settembre. Premetto che un quotidiano aveva dato la notizia che le rondini si erano dileguate da Milano due settimane prima della consueta migrazione e quindi, quando ho alzato lo sguardo al cielo, attratto da un nugolo impazzito di uccelli, che poi ho classificato come storni, vi ho messo un po’ per capire che cosa stessero facendo con i loro volteggi, su e giù sempre nello stesso spazio aereo. Quando ho poi ho aspirato uno delle migliaia di moscerini che nel frattempo mi avevano avvolto, ho recepito: gli storni avevano occupato la nicchia ecologica lasciata dalle rondini, ma non avendo la stessa tecnica “a strascico” di quegli eleganti volatili, spizzicavano qua e li là in quella vaporosa biomassa mobile.

   Insomma, questo episodio, nel suo piccolo, ha confermato che il riscaldamento globale del pianeta Terra sta minando gli equilibri ecologici e meteorologici e quindi sta influenzando anche le nostre vite quando, addirittura, come di recente, non le mette a repentaglio. Le inondazioni lampo - in gergo scientifico internazionale flash floods - avvenute a Genova  il 4 novembre e in provincia di Messina il 22 dello stesso mese, che hanno causato un totale di 10 vittime, erano già state programmate in forma casuale dalla natura. Per capire questa ineludibile verità basti pensare che i ghiacci del Polo Nord si sono ridotti del 26% dal 1985, e questa estate, per la prima volta, due svizzeri su una barca da diporto hanno attraversato la calotta polare. Le conseguenze, oltre all’innalzamento del livello dei mari, si riscontrano nella diminuzione della salinità delle acque che accelera l’evaporazione; poi, questa immensa umidità, da qualche parte si dovrà pure scaricare!

   Nel grafico del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, riferito al 22 novembre 2011, si nota che il valore più alto delle precipitazioni – 59 mm nella sola ora tra le 9 e le 10, 300 mm in 12 ore - si è verificato nella zona di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Questa alluvione insieme a quella di Genova, oltre agli ingenti danni, ha causato un totale di 10 vittime.

   Ora, il punto è che la Conferenza di Durban sul cambiamenti climatici dell’11 dicembre si è conclusa in modo blandamente positivo, ma colpevolmente temporeggiante: infatti tutti i più grandi paesi (Stati Uniti, Cina, India, Canada, Giappone e Russia) si sono sì riservati di aderire al nuovo protocollo di Kyoto 2 sulle riduzioni di gas serra, ma solo a partire dal 2020. La notizia positiva, in tutto questo irresponsabile ritardo di decisioni concrete, è la svolta della Cina – prima totalmente assente - che ha finalmente recepito il monito della Natura, e ciò, solo dopo essere stata piagata da innumerevoli disastri ambientali: dall’implacabile avanzata del Deserto del Gobi a Nord e dai vasti incendi sotterranei di miniere di carbone nelle province dello Xinjiang, Ningxia e della Mongolia Interna (che emettono CO2, Mercurio, e altri gas inquinanti) al terremoto di marzo e alle bibliche inondazioni a Sud.

   Tuttavia, prima di bloccare l’attuale trend di riscaldamento della Terra, ci vorranno comunque decenni! E in questo lasso di tempo continueranno ad intensificarsi i fenomeni estremi, non solo meteorologici ma anche fisici. Intendo dire, che se prendete una palla di creta ancora fresca e la ponete al sole, dopo un paio d’ore vi scorgerete delle fessure. Pertanto se la temperatura del globo aumenta, in esso si verificheranno delle espansioni, seppur minime, che anticiperanno terremoti già calendarizzati dalla natura, a volte seguiti, se gli eventi si verificheranno nei fondali marini, dai sempre più frequenti tsunami. E c’è da aggiungere che il 2011 si è presentato, a livello planetario, come il secondo anno più oneroso per le compagnie di assicurazioni da quando esse esistono, proprio a causa degli innumerevoli disastri ambientali. Però, questi eventi, per essere gestiti necessitano di inimmaginabili  risorse che l’ONU, al momento, non dispone. Se si introducesse a livello globale la Tobin tax – così conosciuta perché proposta nel 1972 dallo statunitense James Tobin, premio Nobel per l’economia nel 1981 – la sola Comunità Europea con inclusa la Gran Bretagna, con una modica tassa dello 0,05% sulle transazioni speculative di borsa, ricaverebbe €400 miliardi. Ma è il Regno Unito – tramite l’attuale Primo Ministro conservatore David Cameron - ad opporvisi. Il governo della coalizione di Conservatori e Liberal-democratici, con britannica tenacia, difende l’autonomia della City di Londra, un enclave di un miglio quadrato all’interno della capitale inglese, che corrisponde al suo borgo più antico e che è tuttora gestito come un Comune medievale, con un proprio sindaco, il Lord Mayor, diverso da quello della Greater London, cioè dell’intera cosmopoli.

    Nella City vi sono concentrati migliaia di uffici di finanziarie, banche, fondi comuni, assicurazioni: in breve, di tutto ciò che ruota attorno alla gestione dei flussi di capitali che il Mondo vi riversa per farli fruttare. Del resto l’economia della Gran Bretagna – che presenta il più alto tasso di disoccupazione degli ultimi 17 anni: 2,6 milioni, di cui 1 milione tra i 16 e 24 anni - non avendo più una diffusa industria manifatturiera, si basa appunto sui servizi finanziari che generano il 40% del reddito nazionale, sul turismo, sul petrolio e gas del Mare del Nord, sulle industrie farmaceutiche e aerospaziali e poi sulle sue rilevanti Forze Armate operanti in varie regioni del pianeta. E Cameron, che è appoggiato da Wall Street, ha scelto all’ultimo Summit europeo l’auto-isolamento, sia perché si oppone al bail out, cioè all’acquisto dei debiti sovrani dei vari stati dell’Unione con Eurobond emessi dalla BCE, sia perché non vuole che il Continente europeo limiti con le sue regole l’autonomia finanziaria della City di Londra.

   Forse l’approccio di Cameron sarebbe stato strategicamente valido nel passato; oggi le posizioni di rendita, di sfruttamento economico che non derivano da una produzione beni e servizi che diffondono un percolante benessere tra i diversi strati sociali – e su ciò il risveglio dei Paesi Arabi ha dato e sta ancora dando il suo pesante contributo di vite umane - non vengono più accettate di buon grado dall’opinione pubblica e criticate anche da vari gruppi di pressione a livello mondiale.

   A questo punto mi soccorre un paragone: il fisico scozzese Peter Higgs, ha teorizzato nel 1964 l’esistenza di una nuova particella subatomica, detta poi il bosone di Higgs, che con la sua pervasiva presenza nell’universo conferirebbe la massa a tutte le altre particelle elementari della materia. E il 13 dicembre di quest’anno, il CERN di Ginevra ha confermato un primo avvistamento di tale particella. Ora, i miliardi di giornaliere transazioni speculative di borsa sono, come il bosone di Higgs, pervasive nell’universo finanziario mondiale. Se ad esse si applicasse la suddetta Tobin tax – ribattezzata anche “Robin Hood tax” forse per farla meglio accettare al mondo anglosassone - si potrebbero attenuare le oscillazioni delle Borse e al contempo raccogliere l’astronomica “massa” monetaria necessaria per sfamare, sviluppare, disinquinare e pacificare le zone più a rischio del Pianeta.

   Al di là degli esiti di tale proposta – e su questo fronte il Presidente francese Nicolas Sarkozy è stato all’avanguardia – si può ipotizzare che, nel breve periodo, i governanti saranno comunque costretti a rendersi conto grazie alle manifestazioni di piazza nei paesi più disparati del Mondo (vedasi l’imponente raduno antigovernativo del 10 dicembre a Mosca, dove aleggiava l’ibrido e gelido ectoplasma di un Putin-Ceausescu che ascoltava attonito la tumultuante folla)  che una sorta di giustizia sociale mondiale si imporrà fattualmente. Anticiparla - da parte dei governanti degli attuali sistemi democratici di stampo occidentale, senza le imposizioni che verrebbero poi dettate dalla miseria in cui versa una cangiante, crescente e sempre più consapevole umanità - eviterebbe dannose convulsioni planetarie.

   Dovrebbe poi alquanto confortare noi Italiani, che su questo tema, il Presidente del Consiglio Mario Monti abbia colto con perspicacia il segno dei tempi, e si sia pronunciato, il 14 dicembre in Senato, proprio a favore dell’introduzione della Tobin tax, prelievo che è stato fortemente sponsorizzato sia dalla Francia che dalla Germania, ma snobbato da Berlusconi che, a suo tempo, l’aveva definito “ridicolo”. Il Prof. Mario Monti è consapevole di ciò che dice: a metà degli anni ‘60 era stato infatti allievo di James Tobin durante il suo dottorato di ricerca all’università di Yale.

 

Questo articolo è stato pubblicato il 21 dicembre 2011,

a pagina 19, sul quindicinale Giornale dell'Oltrepo.